Antonio Soscia

La notizia ha squarciato la serenità di una mattina festiva, trasformando il generale clima di spensieratezza in una deprimente cappa di profonda commozione, sincera partecipazione al dolore di quanti lo amano e gli sono vicini e, sebbene sembri fuori luogo sottolinearlo, di rabbia verso un destino definito ingiustamente crudele per la sua scelta nel portarsi via prematuramente soprattutto
i migliori. E sì, perché il dott. Antonio Soscia, come si evince da tutti i commenti, a partire da quelli di pazienti addirittura di fuori
provincia che hanno dato, fortemente addolorati, per primi, la notizia sui social, rivolgendosi, poi, alla nostra redazione, cui hanno
attestato la gratitudine per aver seguito, seppure con composta discrezione come richiestoci da pazienti e conoscenti,  nel corso di
questi travagliati dieci mesi intercorsi dalla data del momento del grave impatto del male sulla sua salute, le vicende legate alla sua
salute, con la mai doma speranza di sentir parlare di una guarigione, era amato come uomo al pari di come era apprezzato come
professionista. Primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia presso l’ospedale “San Giovanni di Dio” di Fondi e, poi, presso il
“Dono Svizzero” di Formia, era, per tutti, più che un medico, fedele interprete del giuramento di Ippocrate, un fraterno consulente e un partecipe sostegno nei momenti in cui la criticità nella salute si affronta anche con una forte dose di terapia psicologica. Il destino
lo ha voluto colpire nel momento che ha caratterizzato precipuamente la sua esistenza: sul posto di lavoro, quel lavoro che, per lui, era una missione, insieme ai valori della famiglia e dell’impegno sociale, sotto forma di guida sportiva, oltre che di indimenticato protagonista personale nella disciplina della pallacanestro, guida intesa come organizzatore del richiamo, dal puro impegno dilettantistico, per tanti giovanissimi strappati, grazie ai corsi di minibasket e di altri settori giovanili, alle letali insidie della strada. E, mentre gettiamo giù, in forma scritta, questi commossi pensieri in libertà, registriamo il crescendo di attestazioni di commossa e inconsolabile partecipazione che i social vanno annotando, con l’attestazione, da parte di quasi tutti gli internauti, dei “miracoli” medici e umani che la sua sempre generosa disponibilità era riuscito a produrre. Per lui, infatti, la missione di medico veniva prima di tutto, senza cedere ai compromessi di tanti che, in funzione di una crescita professionale, hanno abdicato ai loro compiti deontologici per piegarsi ai diktat dei dirigenti che spesso penalizzavano la salute dei pazienti per inseguire quei traguardi economico- amministrativi che, purtroppo, fanno decollare le carriere dei manager in genere. E di esempi in tal
senso se ne potrebbero citare a iosa, come, appunto, ha fatto più di qualcuno che ha riportato sui social le vicende personali che lo ha visto assistito e sostenuto dal dott. Soscia.  

E nel pomeriggio di lunedi 20 luglio la pur capiente chiesa dell’Annunziata a Itri, non riuscirà a ospitare i funerali, curati, per la parte operativa dall’”Antica Impresa Salemme”, che si svolgeranno all’aperto presso il piazzale Gianni Rodari, antistante la
sede della Direzione Didattica dell’istituto Comprensivo di Itri, per accogliere l’oceanica partecipazione di quanti vorranno porgere l’ultimo saluto a chi ha dato loro la salute, la vita, la fiducia nel futuro e che ha chiuso serenamente gli occhi presso il reparto di Rianimazione dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, la notte tra sabato e domenica, quasi a significare il luogo della dipartita terrena come il campo di battaglia dove l’interprete della missione di Ippocrate ha dato un significato altamente dignitoso alla sua vita spesa per gli altri. Per tutti!

di Orazio Ruggieri