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lunedì, 15 ottobre 2018

Adozione Internazionale: perché abbiamo scelto “Ernesto”

 

 

“In un percorso lungo e complesso come quello adottivo, i dubbi delle coppie in attesa possono moltiplicarsi in maniera esponenziale se non vengono espressi e condivisi. Ecco perché  e  cosi importante confrontarsi e ascoltare le testimonianze di chi  e sulla stessa strada.”

Come  coppia ci siamo conosciuti sui banchi di scuola, ai tempi del liceo. Dopo la condivisione degli studi universitari, le nostre strade hanno preso direzioni diverse nel  momento  di entrare nel mondo del lavoro. Dopo il matrimonio, abbiamo cominciato a pensare ad avere un figlio, che certo non sospettavamo minimamente  che non potesse arrivare. Il nostro progetto di genitorialità adottiva è arrivato dopo diverso tempo impiegato per superare il dolore molto forte provato per due gravidanze finite male.

In realtà siamo convinti che per ognuno di noi c’è un progetto scritto, e il destino o gli eventi della vita ti portano nella sua direzione. Forse inconsapevolmente, il nostro percorso adottivo è iniziato forse molti anni prima del percorso burocratico per l’adozione, e le risposte e le motivazioni l’abbiamo ritrovate dentro e vicino a noi. Sicuramente, la felice esperienza adottiva di una coppia zii della nostra famiglia, che adottarono un bimbo brasiliano circa 35 anni fa, e l’incontro e gli abbracci con i bimbi di una casa famiglia di Roma, hanno contribuito alla scelta del percorso adottivo. “Sono ritornata indietro di diversi anni, quando da  adolescente i miei zii, mi posarono nelle mie braccia un piccolo bimbo proveniente da un lontano paese, e le emozioni che provai in quell’istante quando lo strinsi a me, sono rimaste indelebili dentro me stessa”.

Abbiamo dato la nostra disponibilità all’adozione sia nazionale che internazionale, sapendo di intraprendere un viaggio pieno di ostacoli, che a volte sembrano quasi insormontabili. Tutto l’iter burocratico si e concluso nel 2016 quando abbiamo  ritirato il decreto d’idoneità  presso il tribunale dei minori, e qualche mese  dopo, conferito l’incarico all’Associazione Ernesto Onlus, specializzato nelle adozioni in Ungheria.

Tra gli enti contattati e “intervistati”, con quest’ultimo essendo un ente abbastanza piccolo, è nata fin da subito una sorta di empatia, e la condivisione della tutela  del  minore, per inserirlo in un clima familiare pieno di serenità,  di amore e comprensione.

A distanza di qualche mese dal deposito del nostro fascicolo alle autorità ungheresi, oggi, siamo ancora nel periodo dell’attesa , ma paradossalmente non ci sentiamo soli. E’ inutile negarlo all’evidenza, ma i mesi dell’attesa sono senza dubbio momenti difficili, in cui la mente va verso mille pensieri e immaginazioni.

La particolarità che contraddistingue questo Ente e gli operatori che vi collaborano, è l’attenzione nel seguire le coppie proprio durante il periodo dell’attesa, nel quale sembra non accadere nulla.

Il  nostro tempo  dell’attesa è stato trasformato  dall’ Ente, che ha organizzato degli incontri,  in momenti di condivisione, confronto e  riflessione con le altre coppie,  e di crescita con l’incontro di coppie che hanno già adottato in passato, dalle quali abbiamo  approfondito  problematiche  relative a situazioni di vita vissuta,  che potremmo trovarci ad affrontare anche noi in futuro.

Abbiamo iniziato il nostro racconto di coppia e genitorialità, indicandolo come se fosse un viaggio, per arrivare ad abbracciare il nostro bambino, accompagnandolo nel suo percorso di crescita di vita e nella scoperta della sua terra e delle sue radici, se un giorno lo vorrà. Ci auguriamo che questo  momento arrivi quanto prima, per poter essere noi portatori delle nostra  esperienza, ad altre coppie in attesa.

Gianluca e Katia

A cura dello Sportello Adozioni Internazionali – Gaeta

Alessia Maria Di Biase