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sabato, 26 maggio 2018

Dall’accoglienza all’affido: un ponte d’Amore

 

 

Di Alessia Maria Di Biase

Sono Antonella e sono in pensione dal 2013, lavoravo come “bidella” in una scuola dell’infanzia e i bimbi per me sono stati e continuano ad essere le meraviglie della vita…Una meraviglia che mi mancava tantissimo ma ecco che arriva l’occasione di conoscere una persona che fa parte dell’Associazione “Famiglie Aperte all’Accoglienza” la quale mi ha proposto di dedicare qualche ora ad una neonata abbandonata nell’Ospedale della mia città… Questo è stato l’inizio di un meraviglioso percorso, durato qualche mese, fino all’arrivo dei genitori affidatari (in seguito diventati quelli adottivi). Poco tempo dopo, arriva una richiesta per una “pronta accoglienza” di breve durata, per un ragazzino quasi diciottenne (che purtroppo, diventato maggiorenne, non ha più accettato l’aiuto di nessuno). A Luglio 2013 la prima esperienza di affido residenziale di un neonato di appena 40 giorni allontanato temporaneamente dalla famiglia ma che presto è stato dichiarato adottabile…il piccolino è stato con noi, io e mio marito (anche lui in pensione) per 7 mesi. Sono stati mesi meravigliosi e pieni d’amore, poi sono arrivati i genitori adottivi…due giovani ragazzi con i quali abbiamo convissuto una settimana, a casa nostra, per un dolce inserimento del piccolino. Lasciarlo ovviamente è stato un grande dolore ma un dolore pieno di immensa felicità…abbiamo avuto una grande fortuna nel trovare una famiglia che ci ha permesso di continuare a fare i “nonni” (così ci facevamo chiamare noi) e diventare così una grande famiglia allargata. Ci stavamo riprendendo quando, dopo 3 mesi, ci cercano per un altro neonato, un “cinesino” di 1 mese…era ricoverato in Neonatologia in quanto affetto da multi-patologie che i genitori, non ritenendosi idonei, avevano deciso di lasciare e di dare in adozione. Così, a 2 mesi, dopo averlo coccolato in Ospedale ed insistendo con mio marito, lo abbiamo portato a casa in attesa dei genitori adottivi. Questa è stata un’esperienza molto diversa dalla precedente, vista la condizione clinica del piccolo, vissuta intensamente con molte preoccupazioni, pianti (in quanto ricoverato diverse volte, anche per due cateterismi cardiaci), ma sempre con tanto Amore. E’ stato con noi 12 mesi e ad Aprile 2016 sono arrivati mamma e papà con i quali abbiamo deciso di intraprendere un inserimento (in accordo con i Servizi Sociali) più lungo e nella loro famiglia dove vivevano anche i 3 filgi biologici; questo ha contribuito ad instaurare un rapporto duraturo che tutt’ora continuiamo a coltivare. Ringraziamo il Signore perchè è stata scelta una famiglia dove il papà è medico e lo preghiamo tanto perchè lo illumini sempre nelle scelte più giuste per suo filgio. Anche questa volta le emozioni erano un mix tra felicità immensa e dolore, il cuore piangeva e la mente gioiva… La consapevolezza che dovevamo lasciarli andare non ci ha permesso di non soffrire. Sì, questa sofferenza esiste ed tangibile, ma sembrerà impossibile, nel momento in cui realizzi che gradatamente il piccolo si sta inserendo serenamente, che si sente amato (questo lo si nota subito) e custodito questa sofferenza inizia a dolcemente a lenirsi. Quando, ancora oggi, ci chiedono come siamo riusciti a lasciarli andare, come stiamo, ecc…Noi rispondiamo che non è stato sicuramente facile, anzi, ma che abbiamo raggiunto la serenità grazie alla certezza di essere stati un sicuro Ponte d’Amore con le loro famiglie.

A cura dello Sportello Adozioni Internazionali – Gaeta