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lunedì, 24 febbraio 2020

Intercultura al liceo “Cicerone” di Formia, il racconto di Alya dall’Indonesia

 

Incontri che cambiano il mondo

 

Tra gli studenti del liceo Linguistico “M.T.Cicerone” di Formia ci sono, quest’anno, due studentesse provenienti dal Paraguay e dall’Indonesia, arrivate in Italia attraverso Intercultura(AFS), una ONLUS fondata nel 1955 e che è presente in 159 città italiane.
L’associazione promuove e finanzia programmi scolastici internazionali con l’obiettivo di incentivare il dialogo interculturale e contribuire alla costruzione di una nuova educazione alla pace.
Ogni anno più di 2200 studenti delle scuole superiori italiane trascorrono un periodo di studio all’estero e oltre 800 ragazzi da tutto il mondo vengono accolti nel nostro Paese tra cui le due giovani ragazze che stanno realizzando un’esperienza di immersione culturale e educativa, partecipando anche attivamente alla vita accademica.

Alya (ndr dall’Indonesia) perché hai scelto di venire qui in Italia e cosa ti piace di più?
Ho scelto di venire qui perché, sin da quando ero bambina, mia zia, che era venuta in Italia per un viaggio, mi ha raccontato quanto fosse bella l’Italia, la sua cultura e soprattutto di come fossero simpatici e allegri tutti gli abitanti. Ciò che mi piace di più, oltre al cibo, è la storia dell’Italia e anche l’arte. Mi piacerebbe, infatti visitare tutte le città artistiche italiane.

Come trovi la scuola italiana e cosa ti piace di più?
A scuola io studio solo quattro materie, per il momento: matematica, inglese, tedesco e italiano così posso concentrarmi di più sullo studio della lingua, che per me è abbastanza impegnativa, ma ciò che mi piace di più è il rapporto che ho con i miei amici e con i professori che mi hanno aiutato molto sin dall’inizio.

Quali sono le differenze tra la scuola italiana e la tua scuola in Indonesia?
La maggiore differenza è che in Indonesia tutti gli studenti indossano l’uniforme; noi ragazze non possiamo avere lo smalto alle unghie, non possiamo fare la tinta ai capelli, avere piercing e in alcune scuole è obbligatorio indossare l’hijab. Invece qui in Italia è molto diverso perché tutti sono liberi di indossare ciò che vogliono, naturalmente con moderazione, e possono mostrare i loro stili.

Ora parlaci un po’ del tuo Paese: cosa si mangia in Indonesia?
In Indonesia la portata principale è il riso: io e la mia famiglia, come tutti gli altri, mangiamo riso a colazione, pranzo e cena e naturalmente lo accompagniamo con un po’ di verdure o del pesce. Per tradizione noi mangiamo il tutto con le mani, senza utilizzare le posate anche perché il riso nel mio Paese non è come quello in Italia, ma è molto più asciutto. In Indonesia ci sono anche moltissimi tipi di frutta come il durion (anche se in molti luoghi pubblici è stato vietato il consumo per il suo odore nauseabondo), il salak, il rambutan, il mangostano, la frutta del drago, l’arancia di Bali e il mango. Proprio ora, inoltre in Indonesia è la stagione del mango.

Ci sono delle feste particolari?
Per quanto riguarda le feste, molto importante è, per noi indonesiani, il giorno dell’indipendenza che cade il 17 agosto e che coinvolge tutto il Paese. In questa occasione il Palazzo Presidenziale viene decorato di rosso e bianco per richiamare la bandiera nazionale e la popolazione solitamente ripulisce le strade e le proprie abitazioni. Ogni anno, infine, la cerimonia dell’alzabandiera viene trasmessa in TV alla presenza del Presidente, il vicepresidente e l’esercito.
Una delle tradizioni più popolari, però, è il PANJAT PINANG: viene eretto un tronco di palma e cosparso di grasso, mentre in cima vengono appesi numerosi premi. I partecipanti dovranno cercare di arrampicarsi sull’albero fino a raggiungere (e guadagnare) i premi. Solitamente anche nella mia scuola facciamo queste gare e i premi più ricorrenti sono biciclette, zaini o altri oggetti utili anche per la scuola.
Importante è anche la cerimonia di ALUK TODOLO a Toraja. Si tratta di un rito che secondo gli abitanti di questa città permette il passaggio nell’aldilà, nella Terra di Puya. Secondo la leggenda tutte le anime che non raggiungono la meta sperata diventano un Bombo ossia uno spirito cattivo che minaccia gli abitanti del mondo terrestre. Ciò però accade solo quando i loro familiari non possono permettersi una degna sepoltura.
Un rito molto particolare e che mi spaventa anche un po’ è, invece, il Giorno di Nyepi. In tale occasione, che quest’anno cadrà tra il 7 e l’8 marzo, tutti i dispositivi elettronici e le luci devono rimanere spenti, i voli per Bali vengono annullati, gli aeroporti vengono chiusi e le persone devono rimanere in silenzio nelle loro case o nei loro alberghi. Questo evento segna l’inizio del calendario Indù, il momento in cui la luna e il sole si trovano più vicini e il momento in cui Yama (il signore dell’inferno) apre il suo mondo portando un’orda di Diavoli su Bali.

Ogni Paese ha tradizioni, usanze e costumi completamente differenti dai nostri e oggi, grazie ad Alya, abbiamo potuto conoscere molte particolarità dell’Indonesia.
Ospitare ragazzi che arrivano con il progetto “Intercultura” e condividere con loro la cultura e le tradizioni itaniane è un piacere ma soprattutto è un’opportunità per preparare i giovani al mondo attuale e disegnare, attraverso il confronto, frontiere e orizzonti sempre più ampli.

 

di Marika Perfetto