di Rosaria Di Prata
Presso la sala Falcone e Borsellino del Comune di Formia, si è tenuto oggi l’incontro con il fotografo Danilo Balducci organizzato dal circolo fotografico-culturale “L’altro sguardo”. Danilo Balducci, noto fotoreporter è nato all’Aquila nel 1971, ha vinto diversi premi internazionali, autore del libro fotografico “La linea invisibile”: un racconto attraverso le immagini che ripercorrono la rotta balcanica dei migranti. Sono 67 fotografie realizzate in bianco e nero, un percorso emozionante attraverso l’immagine che parla di momenti di vita vissuti all’interno dei campi, attraverso gli spostamenti, dove lo stesso Balducci è stato “uno di loro”, protagonista di quanto accadeva e non solo fotografo/spettatore. 

Non è solo la presentazione di un libro che rappresenta un reportage ma la comunicazione di un vissuto che ha lasciato in lui un segno profondo e che, attraverso le sue parole, esprime quanto coinvolto sia stato in quest’esperienza. Immagini in bianco e nero che esprimono al massimo la loro efficacia comunicativa, gli occhi di questi uomini, di queste donne, di questi bambini, portando dentro le sue foto la capacità di esserne coinvolti. 

La sua è fotografia, è cultura, è la storia di migliaia di persone che vivono un dramma spesso visto solo attraverso una rapida immagine divulgata dai mezzi di comunicazione. Il suo occhio attento di fotografo in questo libro ricompone pezzi mancanti a chi vuole conoscere attentamente cosa davvero manca al racconto attraverso il notiziario. Una lettura di quella realtà vissuta con un’intensa emozione tanto da generare domande e interrogativi su come spesso la superficialità dell’uomo porti a vedere simili eventi in modo del tutto distaccato. La sua fotografia si fa carico invece di una forma comunicativa che narra la vita che è, che ti fa entrare in quello sguardo disperato, in quegli occhi persi, in quella disperazione straziante che fa rabbrividire. Quelle foto sanno “parlare”, sanno far ascoltare suoni e odori, ti fanno entrare nello scatto e ti conducono attraverso una costruzione che ti interroga, ti mette a nudo e ti lascia lì a fissarle come se lo sguardo da esse non riesca a distogliersi. 

Un lavoro che può essere definito una storie nelle varie storie lungo la rotta balcanica ai valichi tra Slovenia, Ungheria e Serbia. “La linea invisibile”, è la presentazione di un libro che narra drammaticità, forza, tenerezza, che apre ad uno scenario realistico dove ciascuno può, dinanzi a quelle foto interrogarsi, e “vivere” il calvario di quei migranti.