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lunedì, 16 luglio 2018

Questa navicella sta entrando in orbita

 

 

Leggendo le pagine di questo diario sembra di esserci dentro alle strade colorante della Colombia.
Dai paesaggi descritti in maniera così autentica dalla penna di Michela Serangeli è come avere davanti delle fotografie, scatti di paesaggi, luoghi, cose, persone e soprattutto eventi che lei e suo marito non dimenticheranno mai.
E, per rendere questo loro “album” di parole ancora più indelebile hanno voluto condividerlo con tutti i loro amici, conoscenti e non, perché solo vivendola si può capire davvero il senso di un’esperienza.
Michela, nel diario che racchiude il percorso delle sue due adozioni, racconta non solo il viaggio, le valigie, l’emozione e la gioia dell’incontro ma anche il sonno, la fatica, la difficoltà di diventare genitori da un minuto all’altro, da un istante all’altro, cioè da quando si apre una porta e qualcuno ti mette in braccio quello che, da ora in poi sarà tuo figlio.
Un viaggio che ti porta dall’altra parte del mondo, ma anche un percorso che ti scava dentro, come persona, come genitore mancato.
Perché fare tutta questa strada per avere un figlio? Ci si potrebbe chiedere.
E allora, sii potrebbe rispondere “E perché non farla?”; perché non pensare che si può diventare genitori anche in modo diverso, diverso da quello che il vivere comune ci insegna e ci impone, quel modo, mancando il quale ci sembra di essere uomini e donne falliti, “fallati” perché mancanti di un pezzo.
Michela Serangeli, supera questo senso di appartenenza fisica, di equivalenza-dipendenza tra le parole genitore e biologia, apre le porte del suo cuore e della sua testa a una terra sconosciuta della quale si innamorerà infinitamente e che le regalerà, finalmente, il dono della sua maternità.
Accettare di diventare genitori in maniera “diversa”, metabolizzare il lutto, non è un passaggio scontato e indolore, non è un passo che tutti hanno la forza di compiere, ce lo raccontano tra le righe i neo genitori autori di questo libro, ma, il senso di questo racconto ci dice che, vale la pena provarci.