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mercoledì, 22 novembre 2017

SE PRIMA ERAVAMO IN DUE

 

 

Di Alessia Maria Di Biase.

Per una strana coincidenza, proprio qualche giorno fa ho finito di leggere l’ultimo libro di Fausto Brizzi “Se prima eravamo in due” dedicato all’arrivo di sua figlia, una bambina tanto attesa, voluta e amata.

E, tra ironia e leggera, è venuta fuori una lettera d’amore per questa bambina che forse non ti aspetti da uno come Brizzi, ma comunque, da come parla della sua famiglia nuova e d’origine, tutto immagini fuorchè che possa essere un maniaco sessuale come viene descritto,anzi, presunto.

I giornali infatti, si guardano bene dallo scrivere affermazioni troppo convinte, e tutto l’apparato accusatorio contro il regista romano è mosso su dichiarazione del tipo “ Parrebbe, sembrerebbe che, a quanto pare, potrebbe essere lui, è una vicenda ancora tutta da chiarire, nessuno ha fatto il suo nome però ecc ecc ecc ..”.

Personalmente, non conosco il modo di essere e di fare di Brizzi però, credo che prima di infliggere una condanna bisognerebbe avere degli elementi certi sui quali decidere e inoltre, credo che tutta questa vicenda delle molestie sessuali sembra che stia sfuggendo un po’ di mano dato che non si fa altro che buttare fumo negli occhi di tanto in tanto con una scoop diverso.

Dopo la confessione, arrivata con vent’anni di ritardo, di Asia Argento, ogni giorno c’è una dichiarazione di molestie subite anche trenta, quarant’anni fa da persone del mondo del cinema, che non ricordavamo neppure più esistessero.

Come se questa miccia, avesse fato scoppiare tutt’un tratto il coraggio che le donne non hanno mai avuto e ora, è un susseguirsi di accuse che vanno dalle avances , alle molestie, quanto meno a dire delle vittime o presunte tali.

Tuttavia che il mondo del cinema sia una scala che richiede “piccoli aiuti” per essere salita, non è un fatto nuovo, quello che sorprende è come mai di tutte queste cose se parli così apertamente solo ora.

Sicuramente, quando il popolo parla c’è nel vero in quello che dice, ma a volte è facile giocare con le parole e creare equivoci, un conto è avanzare delle proposte, che ben possono essere respinte dal destinatario, seppur con negative ripercussione sulla carriera, altra cosa sono le molestie vere e proprie, gli atti persecutori, la costrizione e violenza fisica.

Aldilà di tutto, in questa amara faccenda, quello che dispiace è che ancora una volta, un tema così delicato come quello della violenza contro le donne, sia stato utilizzato e strumentalizzato per uno scopo diverso da quello necessario e in tutto questo, c’è chi comunque, prepara gli striscioni e le magliette colorate da esibire durante le manifestazioni in rosa, perché in fondo quello che conta è uscire allo scoperto, di tanto in tanto .