20140324-014855.jpgA cura di Angelo Capotosto.
Real Madrid – Barcellona 3-4 (7’ Iniesta, 20’ 24’,’Benzema, 42’ 55’ 84’ Messi, 55’ Ronaldo)
Tatticamente: Il ballottaggio fra Lazio-Milan e Catania-Juventus come posticipo da commentare per la nostra rubrica poteva avere un solo vincitore: Real Madrid-Barcellona. E provate a darci torto! Una delle partite migliori dell’anno con gesti tecnici che solo gli interpreti di due squadre fra le 3 migliori al mondo (insieme al Bayern Monaco) possono regalare. Qualche anno fa il campionato italiano poteva annoverare sfide come Maradona contro Van Basten, Ronaldo (il fenomeno) contro Batistuta, Totti contro Zidane. Adesso per provare un’ebrezza del genere bisogna andare oltre i confini italici e precisamente in terra spagnola dove la sfida Cristiano Ronaldo-Messi è la migliore che il calcio moderno possa offrire. Tutto questo in attesa di tempi migliori per noi abitanti del bel paese.
Ma veniamo alla partita. Mentre scriviamo ci stiamo ancora stropicciando gli occhi per le giocate viste in campo: i tocchi di Don Andres Iniesta, il motorino di Gareth Bale, la sapienza tattica di Xavi, il gioco di gambe di Di Maria, il tocco vellutato di Neymar, le tre dita di Dani Alves, le eleganti “bomberate” di Karim Benzema, la completezza di Cristiano Ronaldo e il cannibalismo calcistico di Leo Messi. Riassumere questi 90’ è molto difficile, e l’unico consiglio che ci sentiamo di dare è di riguardarvi la partita per godere appieno dello sport più bello del mondo espresso nella sua forma più alta ed appagante.
In settimana le parole di Guardiola che aveva descritto il Barcellona come una squadra poco affamata dopo le innumerevoli vittorie degli ultimi anni deve aver fatto scattare qualcosa nell’orgoglio del gruppo storico che ha voluto dimostrare al mondo intero che farà di tutto per non abdicare. Prendiamo in prestito le parole di Rudy Tomjanovich, coach campione NBA con gli Houston Rockets negli anni 90’: “Non sottovalutate mai il cuore di un campione”. Semplificando Il match del Bernabeu è tutto qui o al massimo nell’episodio che ha deciso la partita: il fallo scriteriato da ultimo uomo di Sergio Ramos che ha spianato la strada alla squadra blaugrana.
Mente: Ancelotti a differenza di Mourinho sta cercando di colmare il complesso di inferiorità tecnica che il Madrid negli ultimi anni ha pagato nei confronti dei campioni di tutto. Ha giocato alla pari e a differenza del collega portoghese ha rifiutato il “catenaccio e contropiede”. Un plauso a lui e alla scuola di Coverciano, e peccato per il risultato anche se siamo sicuri che il Carletto nazionale si toglierà molte soddisfazioni sulla panchina castigliana. Il “Tata” Martino invece è stato colpevolizzato, bistrattato e preso in giro dalla stampa spagnola negli ultimi mesi, sempre all’ombra dell’inarrivabile Guardiola e la serata di oggi ha dimostrato a tutti che non si allena il Barcellona per caso. Onore a lui e alla sua capacità di aver stuzzicato le giuste corde del suo gruppo proprio in un momento che molto probabilmente risulterà decisivo per l’esito dell’intera Liga.