Ogni giorno, più o meno inconsciamente assistiamo ad una serie infinita di ingiustizie e, tuttavia, ogni giorno ci riproponiamo di fare qualcosa per realizzare un mondo più giusto.
Il 10 dicembre si celebra la giornata internazionale dei diritti umani, la data infatti, ricorda il giorno in cui è stata approvata dalle nazioni unite la dichiarazione universale dei diritti umani:il documento fondamentale che proclama i diritti inalienabili a cui tutti hanno diritto in quanto esseri umani, indipendentemente da razza, colore, religione, sesso, lingua, opinione politica. Disponibile in più di 500 lingue, è il documento più tradotto al mondo.
Mai come in questo periodo storico abbiamo sentito parlare di diritti, di quello che ci spetta, che non può in nessun modo esserci negato. E’ bene evidente che i momenti di difficoltà acuiscono ancor di più le differenze, le disparità, le disuguaglianze con buona pace dei principi ispiratori della succitata dichiarazione universale.
Se c’è una cosa che la pandemia ci ha insegnato è che i diritti non sono tutti uguali; e noi, non siamo tutti uguali davanti allo stesso diritto. Vale più l’economia o la salute? L’istruzione o il lavoro?domande che ci trasciniamo da mesi alle quali cerchiamo di dare risposta aprendo e chiudendo qua e là pezzi di paese come una scatoletta. Dopo il tricolore giallo, rosso, verde ci accingiamo a recuperare una tinta unita nazionale nella forma ma non nella sostanza.
Il Paese infatti è sempre più diviso sulle posizioni assunte dal Governo e quei famosi diritti umani, tanto decantati sulla carta, incontrano spesso il muro del populismo, dell’egoismo, della politica e degli interessi personali.
Uguaglianza, giustizia, libertà di pensiero, circolazione, espressione: tutte cose che sembravano scontate, tanto da non considerarle neppure un valore, a volte.
Eppure, adesso, le pretendiamo.
Alessia Maria Di Biase
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