Fonti della Difesa parlano di un approdo civile in Sicilia o in Sardegna mentre ambienti diplomatici indicano un porto di servizio della base navale Nato di Napoli, ossia potrebbe trattarsi del porto di Gaeta che ospita una base della Us Navy e nel quale è stazionata la Uss Mount Whitney, nave comando della Sesta Flotta.
La prima fase prevede il trasferimento delle sostanze – tra le 500 e le mille tonnellate – nel porto siriano di Latakia su navi da trasporto norvegesi e danesi (Taiko e Ark Futura), con a bordo un nucleo di forze speciali esperte di guerra chimica. Il materiale verrà poi trasferito fino a un porto nel Mediterraneo e trasbordato, in una zona sorvegliata da reparti militari per prevenire incidenti o atti ostili, sull’unità della Us Navy Cape Ray dove avverrà la distruzione (probabilmente nell’Oceano Atlantico). Per effettuare carico e scarico dovrebbero servire all’incirca 2 giorni.
In condizioni normali il trasbordo dovrebbe avvenire in sicurezza, ma in caso di mare grosso l’operazione potrebbe essere più complicata, non potendosi escludere al 100% il rischio limite di un rovesciamento di uno dei container, con rottura dei contenitori, fuoriuscita di gas e possibile contaminazione esterna.
Secondo l’ accordo preliminare tutte le armi chimiche più pericolose dovevano essere avviate a distruzione fuori dalla Siria entro il 31 dicembre e le restanti entro 5 febbraio 2014, ma è probabile uno slittamento al 31 marzo-30 giugno.
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