Gianola 18 agosto 2014 , una normale giornata di mare tra una tintarella ed un tuffo; tutto normale sin qui, se non fosse che per sistemare l’asciugamani, devi scansare cicche, lattine e buste d’immondizia e che per raggiungere la battigia devi evitare di inciampare quale dispenser di maionese, resti di vomito o peggio cocci di vetro.
È quello che accade in riva al Golfo di Gaeta, dapprima meta di Consoli e Senatori dell’epoca Romana poi, ultimo baluardo borbonico del Regno delle Due Sicilie, oggi invece, tristemente noto per tendopoli ferragostane, incendi e risse.
Foto Marco Casciaro
Non ci resta che ricordare a tutti i nostri lettori, i tempi medi di degradazione naturale dei rifiuti nel mare:
• Una gomma da masticare (5 anni)
• Una lattina d’alluminio per bibite (500 anni)
• Un contenitore di polistirolo (da 100 a 1000 anni)
• Schede telefoniche, ricariche e simili (1000 anni)
• Un mozzicone di sigaretta (2-5 anni)
• Il torsolo di una mela (3-6 mesi)
• Fiammiferi o cerini (6 mesi)
• Giornali e riviste (2 mesi)
• Una bottiglia di vetro (1000 anni)
• Una bottiglia o un sacchetto di plastica (1000 anni)
• Accendino di plastica (100-1000 anni)
• Un pannolino usa e getta (circa 200 anni)
• Indumenti di lana o cotone (8-10 mesi)
• Fazzoletti e tovaglioli di carta (3 mesi)
• Tessuti sintetici (500 anni)
• Una buccia di banana (2 anni).
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