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Il giorno in cui ho incontrato mia figlia

Di Alessia Maria Di Biase.

« Le jour où j’ai rencontré ma fille » è il titolo originale del libro (n.d.r. il giorno in cui ho incontrato mia figlia) che narra la storia di un viaggio chiamato adozione percorso da un uomo che racconta, a cuore aperto, la sua vita, dalla sterilità all’incontro che ha cambiato per sempre la sua esistenza.

Protagonista del racconto è l’autore stesso, Olivier Poivre d’Arvor, direttore di France Culture, che intervistato da un noto settimanale francese, spiega perché ha voluto parlare così liberamente della sua intimità :

“attraverso questa biografia ho voluto raccontare la storia della mia infertilità. Ho potuto così tirare le fila della mia vita e riscoprire me stesso, fino all’incontro con Faìza, quella che oggi è diventata ufficialmente mia figlia”

Il direttore infatti ha adottato questa bambina qualche anno fa, quando ha capito che la vita gli aveva tirato uno scherzo.

Sposato due volte, una vita sentimentale molto intesa, non ha mai minimamente sospettato della sua sterilità, tanto che, quando la sua prima compagna rimase incinta molto giovane, decisero di non tenere il bambino e posticipare la paternità al momento in cui lui avrebbe voluto, che per uno strano caso della sorte ha coinciso proprio con il momento in cui ha scoperto di essere “irrimediabilmente sterile”

A cinquant’anni Olivier si ritrova incredibilmente solo, senza una moglie e la possibilità di avere figli e capisce che non sarebbe mai più rimasta alcuna traccia di lui su questa terra.. fino a quando non ha incontrato Faìza.

Questa piccola bambina aveva sette anni quando Olivier l’ha, era orfana di entrambi i genitori, viveva in povertà con i suoi zii – “Nel momento in cui i nostri sguardi si sono incontrati sono diventato padre. Indossava un vestitino rosso sgualcito e malandato, lei mi ha riconosciuto subito e soltanto in quell’istante ho capito tutto quello che né la vita né le donne mi avevano mai donato”.

A partir dal quel giorno padre e figlia hanno intrapreso il lungo viaggio da Lomè (Togo) a Parigi, una battaglia legale durata due anni che oggi porta il nome di Faìza Poivre d’Avror.

Al termine di questa corsa la bambina è stata riconosciuta ufficialmente sua figlia, Olivier continua la sua vita come tutti i padri-madri moderni, dividendosi tra il lavoro e sua figlia e a chi gli chiede se riesce a conciliare le due cose risponde con un po’ di commozione ed ironia ” Questa piccola bambina è un miracolo, ha la priorità su tutto, voglio trasmetterle le mie passioni, il mio amore per la letteratura ma… l’ora di dormire è alle 21 ogni sera.. questa è una delle rare cose sulla quale sono inflessibile…Non ho fatto certo tutta questa strada per lasciare mia figlia ad una tata “.

redazione

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