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“Se ci fosse luce”, venerdì sera all’auditorium la piece sui misteri del caso Moro

 Il testo ha vinto il Premio nazionale per la drammaturgia “Ugo Betti” di Camerino (2008) e il Premio Nazionale d’Arte Drammatica di Pesaro (2013). Oggetto di studi universitari, spunto per tesi di laurea e pubblicazioni, “Se ci fosse luce (I Misteri del caso Moro)” di Giancarlo Loffarelli punta lo scandaglio su una delle pagine più drammatiche e controverse della storia repubblicana.

Lo spettacolo, proposto dall’associazione culturale “Le colonne”, andrà in scena venerdì 9 maggio all’auditorium “Vittorio Foa” con inizio alle ore 21. E’ il primo  appuntamento del programma di eventi organizzato dall’amministrazione comunale per celebrare i 70 anni della Liberazione di Formia dall’occupazione nazi-fascista.

“Per chi pensa che la Grande Storia non ci è distante. Per chi c’era e non vuol dimenticare. Per chi non c’era e vuole sapere. Per chi non crede che si sappia tutto quello che c’è da sapere”.

A più di trent’anni dal rapimento ed uccisione di Moro ad opera delle Brigate Rosse, la compagnia teatrale setina porta in scena gli anni di piombo, i misteri, le domande ancora irrisolte. Tra il primo gennaio 1969 e il 31 dicembre 1987 in Italia ci furono 14.591 atti di violenza politica, 491 morti e 1181 feriti. Numeri da guerra civile. Lo spettacolo intende far conoscere alle nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni quanto accadde il 16 marzo 1978 e quanto seguì nel corso dei 55 giorni che, dalla strage di via Fani, portarono al rinvenimento del cadavere di Moro la mattina del 9 maggio.

La piece non dà risposte, come non ne ha date la magistratura. Solleva dubbi, interrogativi, fondati su uno studio attento delle carte processuali nella convinzione che ogni passo in più verso la verità offra un contributo al rafforzamento della democrazia. Lo stile è rapido, incalzante, coinvolgente. Alterna ritmi frenetici a momenti di un lirismo struggente

Il titolo – “Se ci fosse luce (I misteri del caso Moro)” – riprende il contenuto della lettera che Moro scrisse alla moglie dal carcere brigatista (“… vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”).  Il testo è scritto per sei attori (Emiliano Campoli, Marina Eianti, Giancarlo Loffarelli, Luigina Ricci, Elisa Ruotolo e Maurizio Tartaglione – voce registrata Fabio Federici) che non hanno ruoli fissi ma spaziano continuamente dalla funzione di narratori a interpreti diretti degli eventi, incarnandone di volta in volta i protagonisti: Moro, gli uomini della scorta, i brigatisti, i politici del tempo.

Essenziale l’impianto scenografico di Mario Tasciotti, funzionale ai numerosi cambi d’ambientazione. La colonna sonora accompagna emotivamente i diversi momenti (Shostakovic e Mozart) ed evoca le atmosfere del tempo (De Andrà, De Gregari, Secchioni, Guccini). Il resto è affidato alla recitazione degli attori e alle luci che ritagliano spazi fisici e luoghi interiori.

Drammaturgo e regista, Giancarlo Loffarelli è direttore artistico dell’associazione culturale Le colonne”. Insegna recitazione, regia e storia del teatro. Collabora con l’università “La Sapienza” di Roma. E’ stato allievo di Ugo Pirro per quanto riguarda l’attività di sceneggiatore. Da sue sceneggiature ha realizzato cortometraggi cinematografici. Ha pubblicato drammi e commedie, alcune delle quali tradotte in varie lingue.

redazione

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