Siamo nel diciassettesimo secolo a Roma, e nella Chiesa e convento di San Girolamo muore l’ultraottantenne padre Giacomo Celestino (1560-1644) da Montecorvino (SA).
La chiesa di San Girolamo della Carità, situata nel rione Regola, non lontano da Palazzo Farnese, fu fondata sulla casa che aveva ospitato San Girolamo, nell’adiacente convento aveva abitato, tra il 1551 e il 1583, San Filippo Neri.
La morte di padre Giacomo Celestino scatenò nel quartiere di Roma un grande moto spontaneo di fede, essendo il religioso da sempre ammantato da fama di Santità.
La prima prodiga guarigione attribuitagli fu proprio quella di Don Erasmo da Castellone, ed ecco la testimonianza raccolta da padre Salamandra, tratta dalla biografia del Servo di Dio: “Don Erasimo o Raimo, Sacerdote da Castellone di Gaeta, essendo infermo in S. Girolamo con pericolo della vita dopo essersi confessato dal P. Celestino si addormentò e svegliatosi si trovò in tutto sano tenendo aver ottenuta tal grazia per le Orazioni del P. Giacomo al quale dopo la confessione egli si raccomandò e di la a poco venendo il medico lo trovò senza febbre e sano affermando egli stesso ciò essere per grazia, e di tutto questo ve ne è fede autentica per mano di notaro”.
La testimonianza sull’effettiva inspiegabile guarigione di Don Erasmo fu presa in considerazione come la prova più eclatante della beatitudine di padre Giacomo, ma non era l’unica. Il monaco non fu tuttavia eletto a Beato e la Chiesa Cristiana lo ricorda ancora oggi come Servo di Dio.
Daniele E. Iadicicco
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