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Gaeta

Tira la luna, a Gaeta full immersion nella storia

di Krizia Celano

Da circa un anno e mezzo, in via Annunziata a Gaeta, nell’antico complesso delle suore di clausura, è sorta “Tira la luna”, una particolare taverna dove è possibile gustare cucina tipica gaetana. Il locale si erge sui resti di un luogo di culto di epoca romana risalente al 150 a.C. e del quale ancora oggi è possibile ammirare un capitello, parte di mura affrescate, sezioni di volte ed il classico reticolato romano.

L’antico tempio, originariamente a due piani, si sviluppava tre-quattro metri al di sotto del piano di calpestio ed era composto da vari ambienti collegati tra loro da cunicoli e passaggi: con l’avvento del cristianesimo, come si era soliti fare, una parte della costruzione pagana venne utilizzata come convento per le suore. Questo fa presumere che in epoca romana il livello del mare, che oggi è circa un metro al di sotto della struttura, fosse più arretrato di circa cento metri; da ricerche fatte, sembra che il tempio fosse dedicato alle divinità pagane dell’epoca, onorate per la fertilità femminile.

Inoltre, la parte retrostante all’ingresso, nel 1300-1400 fu adibita a cisterna per la raccolta dell’acqua piovana ed ancora oggi è possibile vedere i pozzi attraverso i quali le suore attingevano l’acqua; in particolare, uno dei pozzi è situato adiacente al laboratorio di produzione di ostie per l’eucarestia religiosa cristiana.

Il locale si sviluppa in diversi ambienti, alcuni arredati in stile marinaro, altri restaurati e resi agibili alla ristorazione, altri ancora rimasti come furono visti dalla famiglia Borbone assediata a Gaeta dai piemontesi. Al di sopra della struttura invece, c’è la cappella dell’Addolorata nella quale c’è il palco allora riservato alla famiglia utilizzato per le funzioni religiose da Francesco II detto “Francischiello” e dalla regina Maria Sofia, durante l’assedio di Gaeta del 1860-61. Difatti, la famiglia reale si recava in questa cappella utilizzando un passaggio segreto che ancora oggi è possibile ammirare all’interno del locale: una porta murata il cui percorso terminava al palazzo residenza della famiglia Borbone,che si trova all’inizio di Via Annunziata. Per questo, il locale vanta l’esposizione esterna della bandiera del regno delle due Sicilie: la taverna, difatti, è legata specialmente alle fasi finali della monarchia borbonica.

Segno del destino allora aver ricevuto a cena, inconsapevolmente, la segretaria dell’attuale Re Carlo di Borbone, pronipote di Franceschiello, impegnato attualmente a livello internazionale in questioni umanitarie. Per gentile omaggio, il Re Carlo ha provveduto ad inviare al civico 46 di via Annunziata, un libro che racconta le vicende storiche della propria famiglia ed in cui vengano annoverati anche i suoi attuali impegni.

Visitando il locale, inoltre, ci si rende conto di essere immersi in una storia resa attuale ed alla portata di tutti: all’ingresso della taverna è possibile trovare un quadro di una reale pagina di giornale francese in cui fu pubblicata la notizia della resa nel 1861, camminando per le stanze si possono ammirare mura antichissime, al di sotto delle quali è addirittura ipotizzata la presenza di una necropoli.

La peculiarità di “Tira la luna”, difatti, è proprio la sua ricchezza storica, non ancora portata alla luce fino ad oggi. Spesso quando si ha molto si tende a sottovalutarlo, magari neanche sapendogli riconoscere il valore dovuto. E’ per questo, allora, che il mondo necessita di nuove vedute, di persone che sappiano avere nuovi occhi, per far rinascere l’accantonato e riscoprirlo portando alla luce la vera ed unica bellezza: quella del tempo.

Molti si chiederanno l’origine del nome, attribuita ad un vecchio proverbio gaetano ed in concomitanza con i resti dell’antico pozzo ancora visibile nel locale. A volte, quando si vuole troppo, si dice di voler la luna nel pozzo. E se si vuole la luna nel pozzo, bisogna tirarla. Perciò, concedete a voi stessi un tour tra il nuovo e l’antico, tra sapori ed odori, insomma: tirate la luna!!

redazione

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