Gli utenti dei social network, come ad esempio Facebook, non hanno una concezione corretta di quelli che sono gli spazi pubblici a disposizione, immaginandoli come aree franche, agorà dove tutto è consentito, per cui si può denigrare, offendere, minacciare, perseguitare qualcuno, come se tali esternazioni online fossero esenti da responsabilità morali e giuridiche. Non è così.
Si moltiplicano, difatti, le denunce ricevuta dalla Polizia di Stato per reati che si consumano con leggerezza sulle bacheche pubbliche di Facebook, da parte di internauti molto spesso ignari delle conseguenze giuridiche dei propri post.
Gli illeciti più frequenti sono le ingiurie, la diffamazione, le minacce e gli atti persecutori, ovvero il cosiddetto stalking, molto spesso azioni costituenti il fenomeno del bullismo, più specificatamente ribattezzato cyberbullismo.
Il ricorso alle esternazioni via web investe anche i tutori dell’ordine, spesso fatti oggetto di campagne denigratorie, così come recentemente accaduto ai Vigili Urbani di Lignano e di Ravenna, solo per fornire due esempi, i cui comandanti hanno denunciato alcuni loro concittadini che avevano postato su Facebook commenti ingiuriosi e diffamatori circa l’operato degli addetti ai rispettivi corpi. Episodi che devono invitare alla riflessione sul corretto uso dei social network e sui rischi che possono comportare condotte illecite, sia che siano consumate in un impeto di rabbia o partorite con livore per ostilità gratuita verso le autorità.
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