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La strategia del PD per fermare l’esodo giovanile: più stipendio, casa e trasporti gratuiti

Una valigia pronta vicino al letto, un biglietto solo andata e una chat di amici che lentamente si svuota. L’esodo giovanile non è un titolo di giornale: è una scena ripetuta, casa per casa.

Ogni famiglia conosce qualcuno che è partito. Negli ultimi anni, i numeri sono cresciuti con una costanza che pesa: centinaia di migliaia di persone hanno lasciato l’Italia e, tra queste, moltissimi under 35. Le stime parlano di un costo cumulato enorme per il Paese: competenze formate qui che lavorano altrove, tasse pagate all’estero, comunità locali svuotate. Non è solo una questione emotiva. È una voce concreta nei bilanci.

Perché se ne vanno? Per lo più per il lavoro. Contratti brevi, salari bassi, carriere lente. A questo si aggiungono affitti in salita, soprattutto nelle città universitarie e nei poli economici, e trasporti costosi e talvolta inaffidabili. La somma fa il totale: quando lo stipendio non regge il costo della vita, il futuro si immagina altrove.

Il piano del PD: salari, casa, mobilità

Qui entra la proposta del Partito Democratico: alzare lo stipendio, garantire il diritto alla casa e rendere i trasporti gratuiti per i giovani. Tre leve semplici da capire, pensate per agire sul reddito disponibile e, soprattutto, sulla percezione di opportunità.

Stipendi. L’idea è spingere su un salario minimo credibile e su un taglio stabile del cuneo fiscale per i lavoratori più giovani e a basso reddito. Significa più soldi in busta paga e meno differenza tra costo del lavoro e netto. Si parla anche di incentivi alle imprese che trasformano tirocini e collaborazioni in contratti stabili.

Casa. Canoni concordati rafforzati, quote di housing sociale vicino ai luoghi di studio e lavoro, garanzie pubbliche sui mutui per under 35 con requisiti chiari, lotta agli affitti in nero, freno agli usi turistici selvaggi dove erodono l’offerta per residenti. Obiettivo: rendere sostenibile il primo trasloco da studenti e il primo anno da lavoratori.

Trasporti. Abbonamenti urbani e ferroviari gratuiti o quasi per under 30 in cerca di lavoro, studenti e apprendisti. In alcune realtà locali misure simili esistono già: l’idea è portarle a scala nazionale, con standard omogenei di mobilità e qualità del servizio.

Non c’è magia, c’è la leva più antica: ridurre i costi fissi e aumentare il potere d’acquisto. Se ti resta di più a fine mese, restare in Italia torna a essere una scelta, non una rinuncia.

Quanto è fattibile? Nodi e tempi

Qui si gioca la partita. Servono coperture stabili e verificabili. Tagliare il cuneo in modo strutturale costa; gli abbonamenti gratis richiedono alcuni miliardi l’anno se estesi davvero; l’housing ha tempi lunghi di cantiere. Al momento non ci sono cifre ufficiali definitive: le proposte circolano in forma programmatica e, in parte, sperimentale. Una strada possibile combina risorse europee, revisione di spese inefficienti, contrasti all’evasione e una tassazione più mirata su rendite e extraprofitti. Ma senza impegno pluriennale, la fiducia dei giovani non si compra con un annuncio.

Intanto, le storie continuano. Francesca, 27 anni, due stage pagati poco, un affitto che ne brucia metà: poi la chiamata da Lione, contratto vero, retribuzione dignitosa, abbonamento ai mezzi incluso. “Vengo per imparare, torno tra due anni”, diceva. È già passato il terzo.

La domanda è semplice e spiazzante: che immagine di futuro offriamo a chi oggi ha vent’anni? Se la risposta è un lavoro che paga il giusto, una casa abitabile e un treno che ti porta dove serve senza svuotarti il portafoglio, forse quelle valigie resteranno in fondo all’armadio. E, una mattina, al posto della partenza, qualcuno sentirà di poter rimanere.

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