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Rifiuti tossici, la procura di Roma indaga sulle rivelazioni del boss Schiavone

Le targhe «LT» dei camion

Le dichiarazioni dell’ex boss dei Casalesi Carmine Schiavone sul business dei rifiuti gestito dalla camorra stanno scuotendo le procure – ordinarie e antimafia – di mezza Italia. L’ultimo sussulto l’aveva dato la Dda di Lecce che stava valutando l’ipotesi di ascoltare il pentito in merito alla vicenda dello smaltimento di sostanze radioattive nel Salento. Eppure è nel Lazio che si stanno aprendo più fronti di indagine: dopo Cassino, anche la procura di Roma vuole vederci chiaro in merito ai racconti forniti nelle ultime e numerose interviste rilasciate dall’ex capo camorrista uscito ormai dal programma di protezione.

IL FASCICOLO – Anche la Procura della Repubblica di Roma, dunque, ha deciso di affrontare il problema dei rifiuti tossici aprendo un fascicolo di indagine per il momento contro ignoti e senza ipotesi di reato. Il dossier raccoglie gli articoli di stampa contenenti le rivelazioni fatte dal pentito in riferimento ai rifiuti che sarebbero stati interrati dalla camorra anche nel basso Lazio. LE DICHIARAZIONI – A rinnovare l’interesse della Direzione distrettuale antimafia ha contributo la recente intervista rilasciata da Schiavone a SkyTg24 fornendo una serie di rivelazioni sui luoghi dove sono interrati i rifiuti provenienti dall’Italia del nord e anche dall’estero. Interesse poi amplificato dalla pubblicazione degli atti dell’audizione di Schiavone presso la Commissione d’inchiesta risalente al 7 ottobre del 1997. Dichiarazioni che hanno riportato al centro della cronaca quella ‘Terra dei fuochi’ ormai non più ascrivibile alla sola Campania. L’anatema lanciato con quel «moriranno tutti di cancro», preoccupa ormai tutte le realtà territoriali – e gli organi inquirenti – in cui si trovano discariche e terreni riconducibili ad un utilizzo da parte delle ecomafie. BASSO LAZIO – L’audizione del 1997, per molti aspetti già nota, contiene vari elementi di novità proprio per quel che riguarda i traffici in provincia di Latina. Qui sarebbero arrivati, si legge testualmente «fusti contenenti tuolene, ovvero rifiuti provenienti da fabbriche della zona di Arezzo: si trattava di residui di pitture… i rifiuti venivano anche da Massa Carrara, da Genova, da La Spezia, da Milano. Vi erano molte sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di lavorazione di tutte le specie, tra cui quelli provenienti da concerie. Vi era inoltre qualche camion che veniva dall’estero». A suffragare tali notizie, Schiavone aveva fornito persino le targhe dei camion – siglati ‘LT’ – utilizzati per i traffici. Ma nessuno, a quanto risulta, indagò mai.]

ROMA – Le dichiarazioni dell’ex boss dei Casalesi Carmine Schiavone sul business dei rifiuti gestito dalla camorra stanno scuotendo le procure – ordinarie e antimafia – di mezza Italia. L’ultimo sussulto l’aveva dato la Dda di Lecce che stava valutando l’ipotesi di ascoltare il pentito in merito alla vicenda dello smaltimento di sostanze radioattive nel Salento. Eppure è nel Lazio che si stanno aprendo più fronti di indagine: dopo Cassino, anche la procura di Roma vuole vederci chiaro in merito ai racconti forniti nelle ultime e numerose interviste rilasciate dall’ex capo camorrista uscito ormai dal programma di protezione.

IL FASCICOLO – Anche la Procura della Repubblica di Roma, dunque, ha deciso di affrontare il problema dei rifiuti tossici aprendo un fascicolo di indagine per il momento contro ignoti e senza ipotesi di reato. Il dossier raccoglie gli articoli di stampa contenenti le rivelazioni fatte dal pentito in riferimento ai rifiuti che sarebbero stati interrati dalla camorra anche nel basso Lazio.

LE DICHIARAZIONI – A rinnovare l’interesse della Direzione distrettuale antimafia ha contributo la recente intervista rilasciata da Schiavone a SkyTg24 fornendo una serie di rivelazioni sui luoghi dove sono interrati i rifiuti provenienti dall’Italia del nord e anche dall’estero. Interesse poi amplificato dalla pubblicazione degli atti dell’audizione di Schiavone presso la Commissione d’inchiesta risalente al 7 ottobre del 1997. Dichiarazioni che hanno riportato al centro della cronaca quella ‘Terra dei fuochi’ ormai non più ascrivibile alla sola Campania. L’anatema lanciato con quel «moriranno tutti di cancro», preoccupa ormai tutte le realtà territoriali – e gli organi inquirenti – in cui si trovano discariche e terreni riconducibili ad un utilizzo da parte delle ecomafie.

BASSO LAZIO – L’audizione del 1997, per molti aspetti già nota, contiene vari elementi di novità proprio per quel che riguarda i traffici in provincia di Latina. Qui sarebbero arrivati, si legge testualmente «fusti contenenti tuolene, ovvero rifiuti provenienti da fabbriche della zona di Arezzo: si trattava di residui di pitture… i rifiuti venivano anche da Massa Carrara, da Genova, da La Spezia, da Milano. Vi erano molte sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di lavorazione di tutte le specie, tra cui quelli provenienti da concerie. Vi era inoltre qualche camion che veniva dall’estero». A suffragare tali notizie, Schiavone aveva fornito persino le targhe dei camion – siglati ‘LT’ – utilizzati per i traffici. Ma nessuno, a quanto risulta, indagò mai.

fonte: corriere.it

redazione

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