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Gaeta, Leccese: ” Basta disinformazione sugli immobili della Difesa da valorizzare”

Basta con la speculazione e la disinformazione sugli immobili della Difesa da valorizzare, facciamo chiarezza!” L’Assessore alle Opere Pubbliche Cristian Leccese interviene sulla questione dei beni della Difesa, insistenti sul territorio comunale, non più utili agli scopi militari. Inseriti nel Decreto attuativo dell’Agenzia del Demanio, datato 24 dicembre 2014, i beni Casa “Tosti”, Caserma “Cialdini” con Torrione dei Francesi, Forte Emilio Savio seguiranno la nuova procedura tracciata dal decreto Sblocca Italia (articolo 26, comma 2), ai fini della loro valorizzazione.

Il M5S e i loro sostenitori si sbagliano in modo plateale, hanno preso una cantonata e stanno facendo una brutta figura, per la voracità, di volersi attribuire un merito agli occhi dell’opinione pubblica. Dicono che grazie a loro Forte Emilio è tornato alla Città. Niente di più falso ed errato! – afferma LecceseLo scorso dicembre, dopo diversi incontri, ho confermato personalmente al Ministero ed all’Agenzia nazionale del Demanio la disponibilità del nostro Comune ad affrontare il procedimento di valorizzazione e recupero di Casa Tosti, del Torrione Francese, della Caserma Cialdini e di Forte Emilio Savio. Grazie a questo nostro impegno Gaeta è riuscita ad inserire nel Decreto “Sblocca Italia” i tre beni che rappresentano un pregio storico ed artistico per l’intero territorio e che potranno finalmente essere oggetto di progetti di recupero e volano di economia, turismo e posti di lavoro. Forte Emilio, insieme agli altri due beni succitati, grazie ad un accordo con l’Amministrazione comunale e l’Agenzia nazionale del Demanio, proposto e concluso dal mio Assessorato, è stato inserito in un Piano di “valorizzazione” che prevede NON IL PASSAGGIO AL COMUNE, bensì la possibilità di avviare l’iter di variante di destinazione d’uso al fine di poterlo concedere in concessione ad un privato che lo ristrutturerà e lo gestirà per 40 anni. La proprietà rimane dello Stato. Il Comune parteciperà all’iter per le competenze urbanistiche“.

La procedura stabilita dal Decreto attuativo prevede che entro 30 giorni l’Agenzia del Demanio, d’intesa con la Difesa, limitatamente agli immobili in uso al medesimo e non più utili alle sue finalità istituzionali, possa fare una proposta di recupero dell’immobile con diversa destinazione urbanistica, «anche previa pubblicazione di un avviso di ricerca di mercato per sollecitare la presentazione della proposta da parte di privati».
L’accordo di programma sottoscritto da Comune, Demanio, Difesa costituisce variante di destinazione d’uso e va completata entro 90 giorni e ratificato dal Comune entro 30 giorni con delibera del Consiglio Comunale. Approvata la variante urbanistica, Demanio e Difesa (limitatamente a immobili in uso al medesimo e non più utili alle sue finalità istituzionali) procedono alla valorizzazione attraverso vendita, concessione o costituzione del diritto di superficie degli immobili. Se non si arriva all’accordo di programma entro i termini è possibile chiedere l’intervento di un commissario ad acta che «provvede alle procedure necessarie per la variante urbanistica», in questo caso però gli enti locali coinvolti perdono la quota dei proventi della valorizzazione.

E’ chiaro, dunque, che gli immobili in considerazione non rientrano nel patrimonio comunale, come erroneamente affermato dai nostri detrattori. Ma c’è di più. A questi errori vanno aggiunti quelli del passato, manifestazione di totale incompetenza e non conoscenza dei corrette procedure amministrative: la precedente Amministrazione Comunale aveva richiesto al Demanio tutti i beni attraverso l’istituto della concessione gratuita, istituto non percorribile in quanto detti beni NON SONO SOTTO VINCOLO ARTISTICO / STORICO. In questo ambito, di così grande interesse generale, ci saremmo aspettati dai nostri detrattori una stretta collaborazione e non la più totale disinformazione per puri scopi propagandistici“.

Adesso procederemo spediti verso la definizione delle pratiche amministrative – conclude Lecceseper coinvolgere tutti gli Enti interessati all’espressione dei relativi pareri. L’obiettivo è quello di trasformare questi beni in strutture ricettive a sfondo culturale ovvero delle “residenze storiche”. L’ennesimo risultato importante per la nostra Città che punta a ridare smalto e dignità ad un territorio abbandonato da decenni dove l’interesse di pochi era rivolto a se stessi e non alla collettività“.

redazione

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