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#Gaeta, Via Indipendenza? “Un dono dell’Ipata”. Lo afferma in un libro Erasmo Valente

Un vero e proprio “estratto di nascita” della storica via Indipendenza quello che si delinea nello studio recentemente dato alle stampe, a Gaeta, da Erasmo Valente (già segretario dell’Ipab della SS.Annunziata) in ricordo del figlio Vincenzo , vittima della strada e vittima del lavoro, che il Signore “troppo presto ha voluto con Sé”.
In occasione del quinto anniversario della morte del giovane, avvenuta alle 6.30 del 22 novembre 2010 sulla superstrada Formia-Cassino, nel territorio del Comune di S.Giorgio a Liri, quindi, Erasmo Valente ricorda il figlio pubblicando una ricerca intitolata “Gaeta, Via Indipendenza: un dono dell’Ipata”.

Una “trattazione nata con l’intento di ripercorrere sommariamente – come ci spiega egli stesso nella Prefazione- i mutamenti subiti dal litorale di Gaeta (da Punta Stendardo a Conca) nel corso degli ultimi due millenni” al fine di elaborare un “distillato della storia della nostra Città attraverso cui evidenziare le fasi che hanno contraddistinto la realizzazione di una delle più importanti strade della storia antica di Gaeta, in parte giunta integra fino ai giorni nostri”.
Nonostante la carenza di fonti storiche cui attingere e facendo ricorso a ipotesi e ricostruzioni, quindi, Valente riesce a sostenere la sua interessante tesi: via Indipendenza è parte del tracciato originario di un’antica arteria voluta e realizzata dal Conte Anatolio I, Ipata di Gaeta, verso l’anno 740.
Un “dono” che, nel corso dei secoli, si è trasformato in un “esempio unico” per caratteristiche storico-architettoniche, paesaggistiche, culturali, umane e di civilità qual è appunto la storica via tanto amata dai gaetani e non solo. Nella ricerca di Valente anche un omaggio alla vicina Formia: la ricostruzione dell’ultima giornata di Cicerone cje, la mattina del 7 dicembre del 43 a.C., “volendo fuggire dall’Italia”, si trova per una serie di circostanze a percorrere il “sentiero più disagevole e meno conosciuto” per raggiungere l’Appia, “quello che passava dientro Monte di Conca”. Tradito da uno schiavo, venne quindi raggiunto dai sicari di Antonio e ucciso in un luogo molto vicino al monumento oggi indicato come “Tomba di Cicerone”. Una conferma che avvalora una tradizione da qualcuno messa in dubbio.
Sandra Cervone

redazione

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