L’iniziativa – arrivata alla terza edizione e promossa da Marevivo con Enea, Gse, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ministero dell’Ambiente e Centro di Ricerche Citera dell’Università di Roma La Sapienza – premia le migliori idee che puntano all’efficienza, al risparmio energetico e all’innovazione. Idee e progetti partoriti in grande parte da giovani ‘talenti’ nati dopo il 1980. Quattro le categorie: mobilità sostenibile, aree portuali, edifici e – per la prima volta del concorso – anche i fari. Anche per questa edizione le protagoniste sono state le isole minori italiane e le aree marine protette, intese come possibili laboratori naturali per l’utilizzo delle energie rinnovabili.
“Il mare assorbe un terzo dell’anidride carbonica del mondo: anche Marevivo doveva fare qualcosa per la risoluzione di questo problema”, ha detto la presidente dell’associazione, Rosalba Giugni, spiegando i motivi che hanno spinto nel 2008 alla creazione del progetto. L’obiettivo dell’associazione ambientalista ora è di stabilire rapporti con le imprese in modo tale che i progetti premiati possano diventare realtà.
“Dopo tanto lavoro, tanta passione, oggi abbiamo i primi risultati”, ha detto ancora Giugni, spiegando che si potrà vedere presto a Capri un primo esempio concreto del dialogo con le imprese. Nell’isola campana, verrà elevato un muro di due metri con uno speciale componente “solare” (fatto con una resina presentata nella prima edizione del premio ambientalista) che simula perfettamente l’aspetto esteriore delle pietre e dei materiali, rendendo invisibile il generatore fotovoltaico, che illuminerà i grandi pini sulla piazza di fronte ai Faraglioni.
Tra i tanti progetti premiati quelli ritenuti più interessanti risultano quelli che – come ha detto Carlo Tricoli, responsabile Unità centrale Studi e strategie di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) – “partono da un’idea folle, da uno stravolgimento della regola”. Ne è un esempio il Cannizzo Blu, un fotovoltaico invisibile “camuffato” dietro ad una copertura incannucciata di bambù, fatto cioè per ben integrarsi nel contesto architettonico tipico delle isole minori.
fonte: ansa
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