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Gaeta, dopo sette mesi riapre la Montagna Spaccata

Riapre oggi la Montagna Spaccata, a circa sette mesi dalla chiusura per i lavori di restauro della Cappella del Crocifisso. L’ingresso al pubblico alla spaccatura delle rocce è stato chiuso dal 25 gennaio, data d’inizio delle operazioni restaurative; l’accesso permette di raggiungere la piccola cappella e la sua sommità con vista sulla Montagna Spaccata a picco sul mare.

Grande soddisfazione da parte di padre Daniele Belussi, Rettore del Santuario della SS. Trinità e della comunità dei Padri Missionari, dal primo febbraio di quest’anno. “Un evento che ci porta grande gioia, dopo mesi in cui è mancato un qualcosa di importante sia dal punto di vista turistico e culturale che da quello spirituale e religioso. La riapertura della Cappella del Crocifisso e della Montagna Spaccata, rappresentano un nodo fondamentale data l’importanza storica, simbolica e attrattiva per Gaeta”, è quanto dichiarato da padre Belussi ai nostri microfoni.

Da oggi, quindi, sarà nuovamente possibile ammirare il suggestivo spettacolo che la Montagna Spaccata ha sempre offerto, arricchito dal restyling e risanamento della piccola cappella, costruita su di un masso crollato e bloccato nella frattura in seguito al terremoto del 1456. Si potrà, inoltre, continuare ad ammirare la Grotta del Turco, e le affascinanti insenature delle rocce, oltre alla famosa Mano del Turco, che la leggenda vuole sia l’impronta di un miscredente Saraceno.

Oltre a ciò è sempre visitabile la Chiesa Santuario della Ss. Trinità, rimasta aperta in questi mesi per rituali e funzioni religiose. Costruito nell’ XI secolo per volere di Lucio Munazio Planco, è rinomato nella storia perché qui vi pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, da Bernardino da Siena, a Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio e San Filippo Neri. Proprio quest’ultimo, si narra che abbia vissuto all’interno della Montagna Spaccata, dove è possibile ammirare un giaciglio in pietra noto come “il letto di San Filippo Neri”.

Alfredo Nocella

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