“Parole di Baustelle”: David Marte racconta come trasformare una passione in successo

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Genere: Saggistica musicale
Pagine: 344
Prezzo: 13,99 €

“Parole di Baustelle” è il primo saggio musicale concepito da David Marte, un ricercatore ed esperto musicista che analizza le principali hit del periodo d’oro del gruppo toscano omonimo estratte da “La malavita”, “Amen” e “I mistici dell’Occidente”. L’autore vive tra Padova e Pescara e si è specializzato in critica musicale grazie alla sua esperienza sul campo, come cantante e autore degli “Alice in Sexland”, con i quali ha esordito con due album di rilievo e come dj di musica rock in Veneto, dove si esibiva con lo pseudonimo di “El Marte”. Nel commentare le hit che hanno conferito successo e fama alla band, non si limita a una mera esegesi testuale ma a rintracciare tutte le fonti di riferimento autoriali e nella sezione “Lui disse” a raccogliere tutte le interviste e dichiarazioni di Francesco Bianconi, frontman e autore dei testi. Un gruppo, i Baustelle, che da sempre prediligono una produzione colta e ricca di riferimenti letterari, musicali e cinematografici, come evidenziato nel saggio. «A quei tempi l’Italia era interessante in materia di rock alternativo […]. Anche per le cose straniere era un bel periodo […]. Poi c’era il passato, che divenne quasi un’ossessione. L’obiettivo era scrivere le canzoni che ci sarebbe piaciuto sentire alla radio e che invece non si sentivano mai. Per fare questo, pensavamo di dover rifondare la forma-canzone decostruendo e ricostruendo la musica popolare di epoche avventurose, eccitanti e passate. Gli anni ’60 e ’70, ad esempio. Anni in cui anche nell’arrangiamento di una canzonetta potevi sentire il coraggio della sperimentazione. Perciò ascoltavamo Ciampi e Gainsbourg, Léo Ferré e François De Roubaix, Guccini e De André, Tenco ed Endrigo, i Beatles e i Sonics, Umiliani e Morricone, Luis Bacalov e Gianni Ferrio, Piero Piccioni e i fratelli De Angelis […]. Sussidiario è un disco cannibale». Un gruppo nato per caso da una passione condivisa tra amici di provincia, ispirato dal panorama musicale interno ed estero, che decide di investire su stesso, attraverso un accurato percorso di studi e di ascolto, guadagnandosi in poco tempo numerosi riconoscimenti importanti: il premio “Fuori dal Mucchio” (patrocinato dalla rivista “Il mucchio selvaggio”) come “miglior debutto indipendente” 2000; il premio della “Critica Musica & Dischi” come “migliore opera prima” per Sussidiario e premio italiano per la “Musica Indipendente” come “miglior gruppo/solista”. Un’epoca in cui era possibile emergere e approcciare al professionismo musicale, grazie a un fiorire di etichette indipendente, che riuscivano ad agire fuori dagli schemi di marketing imperanti nelle grandi major discografiche.

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