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“Storia di un presidente che si credeva un topo” di Giuseppe Tecce: un’opera surreale, ambientata nell’attualità

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Casa editrice: Scatole Parlanti
Collana: Voci
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 118
Prezzo: 14,00 €

“Storia di un presidente che si credeva un topo” di Giuseppe Tecce è un romanzo molto particolare ambientato in questa epoca di pandemia; nell’ultimo periodo sono stati pubblicati diversi libri che hanno come sfondo o sono interamente focalizzati sulla piaga del coronavirus, ma in quest’opera dell’autore è stata dimostrata una certa originalità nel presentare la reazione del protagonista al pericoloso virus. Andrea è un uomo di un metro e ottanta per centocinque chili; affetto da diabete mellito, ha reagito alla sua malattia studiando più testi medici possibili: un hobby strano per un personaggio altrettanto sui generis. La notizia della diffusione del Covid19 anche in Italia e i provvedimenti restrittivi messi in atto dal governo Conte lo destabilizzano, perché egli è un soggetto a rischio per via della sua patologia; l’autore ci descrive il panico provato da Andrea alla visione dei bilanci dei contagiati e delle disperate situazioni in alcune parti del mondo: «Il filmato che più di tutti aveva colpito Andrea era quello in cui si vedeva una normale strada di una grande città cinese, affollata di auto e di persone, dove, in primo piano, un signore non più giovane, fermo alla fermata dell’autobus, d’improvviso cadeva a peso morto in avanti, finendo disteso a terra, con il viso rivolto verso l’asfalto, senza che ci fosse alcun tentativo di attutire la caduta, proteggendosi con le braccia. Chiaramente era svenuto, o forse, addirittura morto. Mentre giaceva disteso a terra, qualche passante lo toccava col piede per capire se desse ancora segni di vita». Una malattia che sembrava lontana è quindi adesso a pochi metri da lui: la sua ipocondria lo spinge subito ad attuare tutte le misure necessarie per non soccombere; purtroppo, però, la sua ossessione lo porta a perdere la lucidità. Il lockdown prova ancora più gravemente la sua psiche: la reclusione forzata, la monotonia quotidiana e la perdita di voglia di fare lo annientano, fino al giorno in cui la sua alienazione lo porta a subire una vera e propria metamorfosi. A un certo punto della storia Giuseppe Tecce cambia tono e, invece di raccontare gli effetti reali della paura del coronavirus su Andrea, lo rende protagonista di una vicenda surreale: un viaggio avventuroso attraverso le terre campane sotto “mentite spoglie”, accettate di buon grado perché potrebbero essere l’unica occasione per lui di ricevere in fretta il vaccino anti Covid19. Ha però messo in conto tutte le possibilità, o gli è sfuggito qualcosa?

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