Coppa Selva di Fasano: 80 Anni di Storia tra Motori e Spettacolo. Ritorno nel Campionato Italiano Supersalita

Sulla strada che sale tra gli ulivi e i muretti a secco, la Coppa Selva di Fasano torna a dettare il ritmo di inizio estate. Tre giorni di rombo e applausi, memoria e futuro: ottant’anni di passione compressi tra l’odore d’asfalto caldo e il vento che scende dall’altopiano.

Chi vive in Puglia lo sa: a fine maggio la collina cambia suono. Tra Fasano e la Selva, il pubblico riempie le curve, i bar anticipano le colazioni, i bambini contano i secondi prima dello start. È la magia di una cronoscalata che ha trasformato una strada in un rito collettivo.

Dal 29–31 maggio va in scena la 67ª edizione. Le verifiche, poi le prove, quindi la gara. L’organizzazione segue gli standard ACI Sport e annuncia un weekend denso ma scorrevole, con attenzione a tempi, accessi e aree riservate.

Si aspettano in partenza campioni delle cronoscalate italiane, nomi che di solito fanno classifica e dettano la linea sul bagnato e sull’asciutto. In passato qui hanno vinto specialisti delle prototipi e delle sportscar leggere; quest’anno il livello resta alto. L’elenco ufficiale degli iscritti, con eventuali VIP dello spettacolo, è atteso a ridosso della gara: finché non esce, è onesto dire che non ci sono conferme definitive sui big attesi.

La Selva di Fasano è un tracciato “breve e nervoso” per definizione. I tornanti stringono, i guard-rail avvicinano la prospettiva, le ripartenze premiano chi frena tardi ma pulito. Chi conosce la strada parla di asfalto che cambia grip tra ombra e sole; piccole differenze che, in salita, fanno secondi.

Una strada che sale, una Puglia che vibra

Qui il motorsport convive con la vita di paese. Il barista che riconosce i caschi. Le famiglie che arrivano presto per “prendersi” il muretto giusto. Le auto storiche che sfilano e ricordano che la gara in salita non è solo tempo sul cronometro: è memoria condivisa, è stile.

Sul piano pratico, contano i dettagli. Parcheggi segnalati, varchi di controllo, rispetto delle zone vietate. La sicurezza non è accessorio: in collina le regole salvano il divertimento. Chi viene per la prima volta trovi un punto in altura, porti acqua e cappello. E segua i commissari: sono loro il cuore silenzioso di ogni giornata riuscita.

Rientro nel tricolore Supersalita: cosa cambia davvero

La notizia che fa breccia arriva a metà strada tra entusiasmo e responsabilità: la competizione fasanese rientra nel Campionato Italiano Supersalita. Significa più visibilità, punteggi pesanti, un parterre tecnico ancora più curato. I team affinano assetti e gomme con un occhio al meteo e uno ai regolamenti. Cresce la copertura mediatica, aumentano i contenuti live, si alza l’asticella per tutti.

Per il territorio non è solo un bollino prestigioso. È indotto turistico, calendario che si allunga, alberghi pieni e ristoranti che raccontano la cucina locale a chi arriva per i motori e resta per lo spettacolo. E per i piloti è un esame vero: la Selva non regala nulla, punisce l’errore, premia la testa fredda.

Ottant’anni di storia? Sì, ma senza nostalgia passiva. Qui la tradizione si aggiorna ogni curva. All’alba, quando la collina tace e i meccanici scaldano i bolidi, l’aria sembra trattenere il respiro. Da quale muretto guarderai passare il prossimo lampo di coraggio?