Fiumicino, un aereo per amico, così Gaeta triplicherà i piazzali

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LA COESISTENZA CON IL LEONARDO DA VINCI RENDE STRATEGICA LA STRUTTURA PER LA QUALE È PREVISTO UN PROGRAMMA PER I TRAFFICI COMMERCIALI GRANDI OPERE ANCHE PER I VICINI
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Milano Civitavecchia, ma non solo. Anche i due porti di Fiumicino e Gaeta beneficeranno degli investimenti milionari previsti dal Piano operativo triennale dell’Autorità portuale. Al primo verranno destinati 165 milioni di euro di fondi finanziati dalla Banca europea degli investimenti (Bei) per realizzare un porto ex novo con 800 metri di banchina ad uso di navi ro-ro e cruise. «A febbraio partiranno i cantieri», anticipa Pasqualino Monti, numero uno dell’Authority di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. Con questo investimento, il più importante mai realizzato nel piccolo porto di Fiumicino, il nuovo scalo commerciale si candida a diventare il nodo di completamento di un sistema logistico strategico per tutto il Paese, sia per la posizione geografica, alle porte di Roma, sia soprattutto per la rilevanza degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti, quali l’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci, Cargo City, Commercity, l’interporto, la nuova Fiera di Roma, e il nodo autostradale tra corridoio Tirrenico e Gra. Il nuovo scalo di Fiumicino rivestirà quindi notevole importanza per i traffici commerciali e per i passeggeri, sia delle autostrade del mare che delle crociere. Potendo sfruttare la vicinanza con l’aeroporto che potrà essere collegato direttamente con un sistema “people mover”, il quale consentirebbe anche di connettere il porto con la stazione ferroviaria, capolinea dei treni diretti a Roma. Altri 10 milioni di euro sono invece già stati stanziati
dall’Authority con le maggiori entrate avute nel 2011-2012 e subito reinvestite per avviare i lavori di messa in sicurezza della foce del porto canale, in attesa della realizzazione del nuovo porto commerciale. Per le navi da crociera, oltre alla vicinanza con Roma e con l’aeroporto Leonardo da Vinci, Fiumicino potrà puntare anche sulla suggestione di un attracco alla foce del Tevere, la cui navigabilità consentirebbe, da un lato, di creare nuovi itinerari storici, dall’altro di utilizzare la via fluviale per trasportare i turisti nella Capitale, alleggerendo il traffico stradale, da Ostia Antica e dal Porto di Traiano risalendo il fiume con battelli ad hoc fino all’Arsenale Pontificio a Porta Portese, dove potrebbe essere realizzato un nuovo e moderno terminal passeggeri, perfettamente integrato nel quadro storico-archeologico dell’area, in connessione con la rete dei trasporti di Roma. A Gaeta sono destinati invece 33 milioni di euro (sugli 80 disponibili nel fondo per le infrastrutture portuali), ai quali si aggiungono altri 14 milioni erogati dall’Autorità portuale, che consentiranno di portare i fondali a meno 12 metri e di realizzare tutti i piazzali, che passeranno dagli attuali 40.000 a 120.000 metri quadrati. «Entro il 2017 il porto di Gaeta potrà contare su 50 attracchi », puntualizza Monti. Le risorse investite nel porto laziale rappresentano il primo passo per un rilancio economico dell’intero territorio: a partire dal progetto, sviluppato di concerto con il Comune, di manutenzione straordinaria delle aiuole spartitraffico del lungomare cittadino per un importo di 950mila euro, fino al progetto preliminare per la riqualificazione completa del waterfront per un importo di 12 milioni di euro. Prendendo come punto di riferimento i tre porti laziali, Monti ritiene sia necessario «ripensare tutta la portualità italiana, compiendo lo sforzo di passare a un vero sistema portuale del Paese, a fronte oggi di micro porti (specie se rapportati a realtà nordeuropee) in concorrenza tra loro». «La specializzazione degli scali — aggiunge il presidente — dovrebbe portare a una integrazione complessiva che costringa a superare i fenomeni attuali di cannibalismo tra porti ». Si tratta, in concreto, di riproporre a livello nazionale il modello che tanto bene ha funzionato per i porti laziali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. «Sarebbe inoltre necessario — prosegue Monti — ripensare la natura stessa delle Autorità portuali, allargandone le competenze e trasformandole in Autorità della logistica. Non solo: bisogna ragionare in vista di un nuovo rapporto e nuove regole con i grandi concessionari nell’ambito della concreta realizzazione dell’autonomia finanziaria dei porti, incentivando al contempo l’utilizzo della finanza di progetto». E anche sul tema sul tema della frammentazione dei porti, l’opinione di Monti è chiara: «Il fatto che ci siano 23 Autorità portuali in Italia è inconcepibile ». (v.d.c.) Entro il 2017 il porto di Gaeta potrà contare su 50 attracchi: è il primo passo per un rilancio economico dell’intero territorio
fonte: www.repubblica.it