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martedì, 21 novembre 2017

Cassino, tra martirio e resilienza

 

 

di Krizia Celano

Distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e per questo nota anche come la Città Martire, si sviluppa ai piedi del colle su cui sorge la celebre abbazia di Montecassino, Cassino, comune dell’odierna provincia di Frosinone e storicamente

Foto Comune di Cassino

parte dell’antica provincia di “Terra di Lavoro”.
Difatti, essendo situata dove si restringe la valle del Liri e da sempre attraversata da importanti strade congiungenti Roma con Napoli e il resto del Sud Italia, la città di Cassino ha origini storiche di grande importanza.
I primi insediamenti sorsero nelle caverne della collina dove sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico che attestano la presenza umana,e nell’Età del ferro in cui lo si è evinto dalla presenza di una necropoli.
Anticamente, la città era collocata al confine fra i territori dei Volsci, sotto cui sarebbe sorta, e quello dei Sanniti. Quando i romani nel 313 a.C. presero il controllo dell’area, fondarono una colonia, Interamna Succasina (o Lirenas), che controllava parte del territorio di Aquino e Cassino. Inoltre, Annibale transitò nell’area durante la seconda guerra punica sebbene “Casinum” rimase fedele a Roma.
Oltre al passaggio della via Latina, nel territorio di Casinum nasceva una via verso la Val di Comino, l’Abruzzo, Sora e che infine giungeva a Roma.
Come spesso è accaduto per le prime istituzioni cristiane, l’Abbazia di Montecassino fu costruita su un precedente luogo di culto pagano, l’acropoli fortificata; Cassino all’epoca era una città ancora prevalentemente pagana e da poco aveva subito le devastazioni dei Goti. San Benedetto distrusse l’effigie di Apollo e gli altari pagani, quindi santificò il luogo a San Giovanni battista.
L’Abbazia, dunque, divenne un modello per il monachesimo occidentale ed uno dei maggiori centri culturali europei durante tutto il Medioevo. Dalla popolazione venne eretto un villaggio chiamato Castellum Sancti Petri per via della locale chiesa; era collocato sulle rovine dell’antico foro cittadino che si trovava in pianura e non alle pendici collinari come la città precedente. Sfortunatamente a causa della sua collocazione geografica e della sua posizione protetta, il monastero e, di conseguenza, la città rimasero in tutte le epoche coinvolti in vicende militari. Nel 584 i Longobardi saccheggiarono l’Abbazia ed i monaci sopravvissuti fuggirono a Roma, dove rimasero per più di un secolo. Durante questo tempo, inoltre, le spoglie di San Benedetto furono trasferite per la maggior parte a Fleury sur Loire.
Nel 718, cambiati gli equilibri politici, i monaci si poterono ristabilire a Monte Cassino. Seguì un periodo florido: vi soggiornarono tra gli altri Paolo Diacono, lo storico dei Longobardi, e re in esilio come il franco Carlomanno, zio di Carlo Magno, ed il longobardo Rachis. Nel 744 da una donazione del duca longobardo Gisulfo II di Benevento nacque la Terra Sancti Benedicti, ovvero il dominio feudale abbaziale, che, soggetto all’autorità dell’abate, godette di una certa autonomia più o meno ampia secondo le contingenze storiche. (Pur continuando a essere parte integrante, in base alla successione statuale, del Ducato di Benevento, del Principato di Capua, del Regno di Sicilia, del Regno di Napoli, del Regno delle Due Sicilie) . Così Montecassino divenne il centro di un territorio vasto e strategico attraverso il quale passavano le strade congiungenti il Ducato longobardo di Benevento, le città-stato bizantine della costa (Napoli, Gaeta e Amalfi) e lo Stato della Chiesa più a nord.
Un paio di chilometri più a valle, a nord dell’antica Casinum, vi era un piccolo monastero sulle rive del Rapido. La chiesa del Salvatore fu eretta nel 797 circa per volere dell’abate Gisulfo sulla preesistente chiesetta di San Benedetto; l’imperatore Ludovico II, nell’874, donò alla chiesa una reliquia di san Germano vescovo di Capua, amico fraterno di San Benedetto: per questa ragione divenne successivamente la cattedrale di San Germano. Sempre per effetto di quelle reliquie, tra la gente si diffuse la frase “imus ad Sanctum Germanum” per significare “andiamo a visita del Santo Germano”.
Per motivi amministrativi e difensivi a causa delle scorrerie dei musulmani, l’abate Bertario fondò nuovamente la città ai piedi del Colle Janulo: nei pressi della chiesa del Salvatore fondò Eulogimenopoli, la “Città di San Benedetto”. Nell’883, i Saraceni, intenzionati ad espandersi nella penisola italiana, saccheggiarono il territorio, distrussero la città, la chiesa del Salvatore e l’abbazia; fecero scempio di cose e di persone, fu ucciso lo stesso abate Bertario e i monaci dovettero abbandonare per lungo tempo l’Abbazia. Alla cacciata degli invasori la città risorse. In questo periodo visse a Monte Cassino lo storico teanese Erchemperto la cui Historia Langobardorum Beneventanorum è l’opera storica fondamentale del IX secolo per il Mezzogiorno. Nell’abbazia sono conservate i quattro Placiti cassinesi, primi documenti ufficiali scritti in volgare italiano: sono quattro testimonianze giurate, registrate tra il 960 e il 963 riguardanti le proprietà terriere del monastero. La città divenne il centro amministrativo della Terra di San Benedetto in quanto qui vi alloggiavano e vi operavano gli uomini di governo.
Il potere degli abati fu presto limitato dai Normanni che governavano il Mezzogiorno e quindi anche la Terra di San Benedetto. Nel 1199, le truppe imperiali assediarono l’abbazia stanziando nella città. Molto spesso San Germano si trovò al centro di importanti vicende dei principi Svevi, che limitarono ancora di più il potere dell’abbazia. Il 23 luglio 1230 la città fu luogo della firma della pace tra il papa Gregorio IX e l’imperatore Federico II avvenuta nella chiesa di San Germano. Nell’anfiteatro si asserragliarono trentasei anni dopo gli uomini di Manfredi tentando di resistere all’invasore angioino.
l consiglio comunale di San Germano stabilì il 23 maggio 1863 che la città tornasse all’antico nome italianizzato Cassino. Nello stesso anno la città fu raggiunta dalla ferrovia. Nel 1866 il nuovo Regno d’Italia incamerò le terre dei monasteri. Andò crescendo il numero di persone che si diedero al brigantaggio, tanto che si arrivò a creare un presidio dell’esercito nella città. Si iniziarono anche i lavori di bonifica per rimuovere il pericolo di inondazione e delle zone paludose. Cassino fu parte della Provincia di Terra di Lavoro, nel Circondario di Sora, fino al 1927 quando venne fondata la Provincia di Frosinone.
Le quattro battaglie di Cassino (gennaio-maggio 1944) furono tra le più importanti della seconda guerra mondiale. A Cassino, che si trovava sul lato nord della cosiddetta linea Gustav, (linea che tagliava l’Italia dal Tirreno all’Adriatico, fino ad Ortona) erano attestati i tedeschi che controllavano così le vie d’accesso verso Roma; a sud invece c’erano le truppe alleate intenzionate a risalire la penisola. Il 15 febbraio 1944 fu una delle date più nere: l’Abbazia fu rasa al suolo da un pesante bombardamento aereo. Gli alleati, credendo che la stessa Abbazia fosse una postazione strategica occupata dai tedeschi, la bombardarono, uccidendo la popolazione che vi si era rifugiata.
Le immani perdite subite dagli eserciti impegnati nelle battaglie di Cassino portarono nell’immediato dopoguerra alla realizzazione di tre cimiteri di guerra sul territorio comunale: un cimitero polacco, un cimitero del Commonwealth e un cimitero tedesco.
Nel frattempo, era stata ricostruita anche l’Abbazia, riconsacrata da papa Paolo VI il 30 ottobre 1964. Il pontefice non è stato l’ultimo a far visita alla città, seguito da Giovanni Paolo II nel 1979 e da Benedetto XVI nel 2009.
Il Comune di Cassino, inoltre, è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare il 15 febbraio 1949 per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
Per questo, in onore delle vittime, sono stati costruiti cimiteri militari di guerra. Di bandiera polacca, edificato ai piedi dell’abazia di Montecassino, di bandiera francese, italiana e tedesca rispettivamente nelle zone di venafro, Mignano Monte Lungo e Caira, senza a dimenticare inoltre il cimitero costruito a nome del Commonwealth nel centro del comune.
Oggi Cassino è un comune all’avanguardia, ricco di vita e ben civilizzato. Difatti, la sua storia è stata utile agli abitanti per sviluppare una semplice forma di autorispetto nella società. Rispettare sé stessi come mezzo per amare gli altri, rispettare gli altri per conoscersi dall’interno.
Civiltà come silenzio della mente, come ricordo del passato.
Anche attraversando periodi di lotta e sacrificio, Cassino è simbolo di resilienza dei secoli; l’arte di saper rivivere utilizzando il dolore come un porre fine all’autodistruzione, e come mezzo per una difesa non letale.