Una chitarra ed una valigia piena zeppa di passione sconfinata per la musica mista ad un indubbio e riconosciuto talento. Si riassume in questo modo la bella storia di Simone Magliozzi nato 25 anni fa a Formia e che, a dispetto della giovane età, ha gia’ saputo ritagliarsi un spazio di prestigio nel panorama europeo del jazz manouche grazie al fatto che da alcuni anni è stato scelto dal francese Angelo Debarre, autentico mostro sacro del genere, come seconda chitarra nei suoi numerosi concerti in giro per l’Europa.
Una laurea conseguita con il massimo dei voti in chitarra ed una specializzazione in corso nel ramo jazz presso il conservatorio Licinio Refice di Frosinone fanno di Simone Magliozzi l’espressione delle nuove generazioni di chitarristi.

Eppure Simone aveva cominciato ad appassionarsi alla musica grazie alla sua inseparabile chitarra elettrica ed al blues ed al rock, universi sicuramente contrapposti al jazz a cui si avvicina, quasi per caso, all’età di dodici anni, ascoltando un cd di Django Reinhardt, ideatore e massimo esponente mondiale del jazz manouche, e subito resta affascinato da questa sua “scoperta” tant’è che il manouche diventerà il compagno di viaggio della sua carriera musicale.

Il Golfo di Gaeta si conferma dunque fucina di artisti purtroppo poco conosciuti a casa loro ma apprezzati in Italia e fuori dai confini nazionali.

“Il jazz manouche, noto anche come gipsy jazz, è uno stile musicale melodico cadenzato in cui trovano la massima espressione gli strumenti a corda come chitarre, bassi, violini, tipico delle band tzigane”, spiega Simone che continua: “Trae la sua origine dall’irripetibile esperienza artistica del chitarrista Django Reinhardt, a cui va riconosciuta la capacità di aver unito l’antica tradizione musicale zingara della etnia dei Manouches al jazz americano”.

Il frutto di questa unione è un affascinante genere gioioso, allegro, dal forte contenuto ritmico che, coniugando la sonorità dello swing degli anni trenta con il filone musicale del valse musette francese ed al virtuosismo eclettico tzigano, e per la particolare ed efficacissima tecnica della mano destra rappresenta una vera e propria sfida per un chitarrista jazz”.

A spianare la strada verso quella che si preannuncia come una rosea carriera artistica al giovane jazzista di Formia è il fortunato incontro, dal quale nasce poi una solida amicizia, con il francese Angelo Debarre, uno dei mostri sacri del genere nel panorama mondiale.

Debarre rimane subito rapito dal talento e dai virtuosismi di Simone a tal punto da definirlo suo erede affidandogli il ruolo di seconda chitarra in molti dei suoi concerti in giro per l’Europa. E così per Simone Magliozzi arrivano le partecipazioni a prestigiosi eventi jazz come il “Torino Jazz Festival”, il “Festival di Modena”,l’”Atina Jazz Festival” e le esibizioni, negli ultimi due anni, sull’impegnativo palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e le tournèè in Austria e Germania e la partecipazione a due dischi di Debarre.

“Calcare palcoscenici europei è sicuramente un’esperienza molto formativa per un giovane come me ma, affettivamente, mi piacerebbe poter portare l’arte e la cultura tipiche del jazz manouche anche nel Golfo di Gaeta, dove sono nato e vivo”, conclude speranzoso Simone.