Una città romana rimasta sepolta per secoli sta riemergendo nel cuore dell’Irpinia grazie a droni e sofisticate indagini del sottosuolo. Nel territorio di Flumeri, in provincia di Avellino, le analisi condotte con tecnologie non invasive hanno restituito l’immagine di un centro urbano strutturato, sorto lungo la Via Appia, la storica arteria che collegava Roma a Brindisi.
Il sito di Fioccaglia, finora noto solo in parte agli studiosi, mostra ora con chiarezza l’impianto di una città organizzata secondo i canoni dell’urbanistica romana.

Alcuni ricercatori ipotizzano che possa trattarsi dell’antica Forum Aemilii, attiva tra il II e il I secolo avanti Cristo, in un momento di intensa espansione e trasformazione dell’Italia romana. L’indagine è stata coordinata dall’Università del Salento in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e con il Comune di Flumeri.
Droni, georadar e magnetometria: la città “vista” dal cielo
Il risultato più rilevante riguarda il metodo utilizzato. Non sono stati aperti cantieri né avviati scavi tradizionali: la ricostruzione dell’abitato è avvenuta attraverso magnetometria, georadar e rilievi aerei con droni equipaggiati con sensori termici e multispettrali. Le strutture sepolte modificano nel tempo le caratteristiche del terreno e la crescita della vegetazione. Queste alterazioni vengono rilevate dagli strumenti e trasformate in mappe dettagliate che permettono di delineare strade, edifici e spazi pubblici nascosti sotto la superficie.
Si tratta di un approccio che consente di coniugare ricerca scientifica e tutela del paesaggio, riducendo l’impatto ambientale e preservando l’integrità del sito. In un’area dove il tracciato della Via Appia era rimasto a lungo incerto, la scoperta rappresenta un contributo significativo alla ricostruzione della rete viaria antica.
Foro, teatro e impianto regolare: un centro di rilievo
Le indagini hanno evidenziato un impianto urbano a maglia ortogonale, tipico delle fondazioni romane pianificate. Gli assi stradali si incrociano con regolarità, delineando isolati ben definiti. Al centro emerge il Foro, spazio destinato alla vita pubblica e commerciale, attorno al quale si sviluppavano edifici amministrativi e civili. È stato inoltre individuato un teatro di dimensioni considerevoli, elemento che testimonia la presenza di una comunità stabile e inserita pienamente nel sistema culturale romano.
Già negli anni Ottanta alcuni scavi avevano portato alla luce un tratto di strada basolata e resti di un’abitazione decorata. Le nuove rilevazioni ampliano quel quadro, suggerendo l’esistenza di un centro urbano di importanza strategica lungo la Via Appia e, probabilmente, collegato a una diramazione consolare di età repubblicana. La scoperta contribuisce a chiarire il processo di romanizzazione dell’entroterra campano tra II e I secolo a.C., periodo in cui nuove città e infrastrutture modificarono profondamente il paesaggio e l’organizzazione del territorio.
Ulteriori approfondimenti scientifici sono attesi nei prossimi mesi e una campagna di scavo mirata potrebbe prendere avvio nell’estate 2026. Intanto, sotto i campi dell’Irpinia, una città rimasta invisibile per secoli torna a farsi riconoscere grazie alle tecnologie più avanzate.







