Spiagge, mazzata per Gaeta: addio alla proroga delle concessioni, ecco cosa succede

Alba sul litorale di Gaeta. Le serrande dei chioschi si alzano piano, i bagnini contano le boe, gli abbonati salutano per nome. Stavolta, però, nell’aria c’è un rumore diverso: il fruscio secco dei faldoni in tribunale. Una decisione attesa e temuta che cambia la stagione prima ancora di iniziarla.

Spiagge, mazzata per Gaeta: addio alla proroga delle concessioni, ecco cosa succede
Spiagge, mazzata per Gaeta: addio alla proroga delle concessioni, ecco cosa succede – designmag.it

Cosa ha deciso il TAR Latina

La notizia è di oggi e pesa come un’onda lunga. Il TAR Latina (II Sezione), con la sentenza n. 562 depositata, ha accolto il ricorso dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e ha annullato tredici provvedimenti del Comune di Gaeta che avevano approvato progetti di finanza (project financing) sulle aree in concessione. Per i giudici, sono stati violati i principi europei di pubblicità, trasparenza, par condicio e massima partecipazione. Tradotto: quelle operazioni non potevano marciare in corsia preferenziale. Serve una gara pubblica vera, aperta e contendibile.

C’è di più. Il Tribunale amministrativo ha bocciato anche l’atto con cui il Comune, il 1 aprile 2025, aveva disposto una proroga generalizzata fino al 30 settembre 2027 delle concessioni balneari già allungate ai 13 uscenti e, a cascata, di tutte le altre sul territorio. È uno stop secco alla pratica che per anni ha tenuto in apnea il sistema: prolungare, rinviare, ritoccare. Oggi il messaggio è chiaro: tornare alle regole della concorrenza.

Qui entra in scena la direttiva Bolkestein (2006/123/CE). È la bussola europea che chiede procedure trasparenti e imparziali per l’assegnazione dei servizi, incluse le spiagge. In Italia l’abbiamo recepita tra strappi e frenate. Il Parlamento ha varato più proroghe, i Comuni hanno navigato a vista, gli operatori hanno investito con il fiato corto. Nel 2021, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha fissato un punto fermo: le estensioni automatiche sono illegittime e vanno indette gare. La Commissione Ue, nel frattempo, ha acceso e rafforzato una procedura di infrazione, chiedendo al Paese di allinearsi davvero.

Il nodo Bolkestein e le ricadute a Gaeta

Cosa significa, ora, per Gaeta? Primo: il Comune deve predisporre bandi con criteri chiari, tempi certi e massima partecipazione. Secondo: i vecchi atti non reggono più. La stagione non si ferma, ma cambia il perimetro: niente corsie brevi, niente scorciatoie. Per i concessionari storici è una scossa emotiva e finanziaria. Per chi sogna di entrare, è la porta che si apre. Per i cittadini, è l’occasione di chiedere servizi migliori in cambio di canoni equi e investimenti misurabili.

Non c’è spazio per facili slogan. Le spiagge non sono una pagina bianca. Sono identità locale, lavoro, qualità urbana. Ma sono anche beni pubblici in concessione, e questo porta con sé doveri: selezione competitiva, patti trasparenti, monitoraggio. La direttiva non impone “cambi di mano” a prescindere; impone che tutti possano competere alle stesse condizioni, con criteri oggettivi e una valutazione che tenga conto anche dell’esperienza e degli investimenti, entro regole uguali per tutti. È un equilibrio difficile, ma è l’unico che regge in Europa e davanti ai giudici.

C’è un pezzo personale, umano, che non va ignorato. Chi ha tirato su cabine con le proprie braccia teme di perdere casa. Chi abita la città vuole servizi dignitosi, prezzi onesti, spiagge accessibili. La decisione del TAR Latina costringe tutti a uscire dalla zona grigia: basta proroghe “a blocchi”, stop ai project financing cuciti su misura, sì a gare che premino qualità, sicurezza, sostenibilità, inclusione. I Comuni, qui, devono fare uno scatto: bandi scritti bene, punteggi che pesino le cose giuste, controlli seri. Le risorse ci sono, le linee guida pure. Quello che è mancato, spesso, è stata la volontà di usarle.

Qualcuno chiederà tempi di transizione. Legittimo, se serve a non lasciare buchi di servizio e a tutelare chi lavora. Ma transizione non vuol dire eterno rinvio. Significa calendarizzare le gare, garantire subentri ordinati, accompagnare gli operatori con strumenti chiari. La palla, ora, è nella metà campo del Comune di Gaeta: rispettare la sentenza, bandire in fretta, parlare con la città.

Intanto, il mare continua a fare il suo mestiere. Lava la battigia, mescola memorie e aspettative. Forse è da lì che conviene ripartire: da un patto semplice, alla luce del sole. Spiagge aperte, regole chiare, concorrenza leale. È chiedere troppo, in un Paese che ama il mare e detesta gli inciampi? O è proprio l’onda che serviva per rimettere in asse costa, mercato e diritti?