contatore statistiche per siti
mercoledì, 22 novembre 2017

“Mio marito, morto sul lavoro. Dopo sei anni ancora non so come e perché lui sia morto”

 

 

A sei anni dalla tragica morte del marito la moglie di Giuseppe Esposito, morto in un incidente sul posto di lavoro, scrive una lettera per ricordare “Pino” e non far cadere la vicenda  nel dimenticatoio.

Questo il testo integrale della lettera:

Sono la sig.ra Debora Spagnuolo Vedova di Giuseppe Esposito morto sul lavoro.

Mio marito è morto l’11 Maggio 2011 a Penitro di Formia LT perché si è sfondato il capannone sul quale lavorava, facendolo precipitare da 12 metri di altezza: è morto sul colpo.

Ho pensato di scrivere ai giornali per far presente l’amarezza che provo nel constatare che purtroppo la giustizia nella quale io credo ancora, si barcamena tra notifiche e mancate convocazioni che “uccidono” nuovamente mio marito.

Io non chiedo vendetta, chiedo però di sapere perché Pino sia morto di una morte così inutile.

Voglio sapere se ci sia un responsabile e qualora ci fosse vorrei che venisse punito per aver causato la morte di un giovane uomo per gravi negligenze in materia di sicurezza sul lavoro.

La mia battaglia non si fermerà mai. Pino non ha più voce ma io griderò fino a che avrò vita.

All’ultima udienza del 6 Marzo scorso, dopo sei anni, quando ho sentito che il PM aveva dimenticato di convocare i testi mi sono sentita davvero male, demotivata e soprattutto senza speranza. Pino merita giustizia come tutti i morti sul lavoro. Nessuno deve essere dimenticato e ognuno di loro ha diritto ad un processo che restituisca dignità ad una morte assurda

La prima udienza fu fissata per il 6 novembre 2013 presso il tribunale di Gaeta che nel frattempo è stato soppresso. Il fascicolo è stato provvisoriamente spostato al tribunale di Terracina per poi essere spostato a Latina.

La nuova udienza fu spostata per il 15 giugno 2015 ma un difetto di notifica la fece slittare al 16 gennaio 2016.

Ancora mancate notifiche e viene nuovamente spostata l’udienza per l’11 luglio 2016 nella quale l’assenza del giudice e il controllo delle mancate notifiche non permette lo svolgimento e viene rimandata al 9 gennaio 2017.

Quest’ultima si svolge regolarmente e veniamo ascoltati io, un operaio presente all’incidente ed un carabiniere accorso sul posto.

La nuova udienza viene fissata per il 6 marzo ma il PM si dimentica di convocare i testi e viene rinviata al 15 di maggio 2017.

Udienza nella quale viene ascoltato il responsabile ASL intervenuto sul posto ed un operaio della ditta presso cui è accaduto l’infortunio mortale.

Non posso sopportare l’idea di una prescrizione dovuta a questi motivi che io giudico a dir poco futili.

La prego di giustificare il mio modo di scrivere forse troppo furente ma a volte mi sembra di impazzire e di non fare abbastanza per Pino. La prego di aiutarmi a far in modo di smuovere qualche coscienza; i morti si dimenticano facilmente ma il rispetto del ricordo è doveroso.

Il prossimo 23 Ottobre ci sarà una nuova udienza nella quale dovranno testimoniare ancora quattro testi. Di questo passo quando arriverà la fine del primo grado e quando si concluderà il processo?

Non trovo giusto che Pino sia da sei anni sotto terra e che io non sappia ancora come e perché lui sia morto. Ripeto, io non voglio vendetta ma giustizia.

Spero vogliate pubblicare questa lettera che è il mio modo per far si che la morte di Pino non cada nel “dimenticatoio”.

Grazie.

Debora Spagnuolo