“Essere svegliato alle 4 del mattino a 18 anni, buttato in un carcere per aver sfruttato due quattordicenni costrette a prostituirsi in un tugurio nel centro di Formia, costretto all’isolamento carcerario, additato da un’intera comunità e dai Sindaci del Sud Pontino come un mostro da lapidare in pubblica piazza, umiliato su tutti i social insieme ai suoi avvocati (Pasquale Cardillo Cupo e Roberto Palermo) che osavano difenderlo in un processo inutile, aver ripetutamente pensato in carcere di farla finita per interrompere il dolore, atroce, a tratti insopportabile, per poi vedersi riconosciuto in Sentenza dal Tribunale di Cassino, dopo quasi 4 anni, di essere innocente perché quel fatto non è mai esistito, di essere stato calunniato da due spregiudicate minorenni, una delle quali oggi ha intrapreso l’attività di escort, di essere stato accusato da chi la stessa Polizia di Stato, in udienza, non ha esitato a definire effettivamente megalomane, è una vergogna tutta italiana, l’ennesima, ripetuta, soccombenza di un sistema solo teoricamente di diritto ma in realtà fondato su un concetto oramai superato, fallito, proprio di sistemi che di garantista non hanno un bel nulla. Sarebbe bastato poco, pochissimo, una semplice indagine imparziale ad esempio, per impedire che la vita di un ragazzino di appena 18 anni, di un qualsiasi nostro figlio, non venisse stravolta in un incubo che neanche il peggiore dei film horror avrebbe mai potuto descrivere”.

Così l’avvocato Cardillo Cupo in merito alla vicenda dei ragazzi arrestati nel sud pontino nel 2016 per sfruttamento della prostituzione minorile in occasione della conferenza stampa indetta per illustrare gli aspetti di questo fatto di cronaca che all’epoca vide interessati tutti i mass media, sia a livello locale che a livello nazionale.

“Oggi a Scauri per Pasqualino Fabbricatore -continua Cardillo Cupo- è tornato a splendere il sole, ma quell’atroce sofferenza ancora oggi lo porta a svegliarsi alle 4 del mattino, a sentire nel suo cervello rimbombare quell’interrotto scampanellio del citofono della sua casa, il rumore delle manette che si chiudono, gli insulti del carcere, l’isolamento, i maltrattamenti, di chi aveva come unica colpa quella di essere poco più di un bambino innocente”.