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sabato, 18 agosto 2018

Latina, 3.778 imprese in più nel 2017: Oltre la crescita media nazionale

 

 

L’Osservatorio Economico della Camera di Commercio di Latina – Osserfare, come di consueto, rende pubblici i dati Movimprese relativi all’anno appena concluso sulla base dei dati messi a disposizione da Unioncamere ed Infocamere.

L’anno 2017 si chiude in maniera positiva per quanto riguarda l’andamento demografico delle imprese italiane, per un avanzo di +45.710 mila unità; tale saldo è l’esito della differenza tra le 356.875 iscrizioni e le 311.165 cessazioni (non d’ufficio) registrate durante l’anno. In termini relativi, il tasso di natalità si è attestato al 5,88%, confermandosi pressoché in linea con i valori precedenti, mentre la mortalità scesa al 5,12% ha mostrato minore mordente, proseguendo la lenta progressione avviatasi dal 2014. Dunque si assiste ad un “assestamento numerico” dell’universo imprenditoriale, che nell’ultimo triennio mostra una sorta di “mantenimento”.

Il mezzogiorno registra i valori più elevati; ai primi posti per tasso di crescita demografica annuale troviamo la Sicilia ed il Lazio (+1,65%), seguite dalla Campania (+1,64%) e dalla Sardegna (+1,25%).

In termini di disaggregazione settoriale, Turismo e Servizi alle imprese evidenziano i valori positivi più elevati in termini assoluti di saldo imprenditoriale, mentre il comparto dell’Artigianato mostra un bilancio in rosso con una flessione pari a -0,85% comunque in deciso contenimento nell’ultimo quadriennio.

La regione Lazio ha registrato nel 2017 il miglior valore di crescita demografica su base nazionale (+1,65%), sebbene risulti in rallentamento rispetto ai dodici mesi precedenti (+1,77%). Tale performance è frutto di dinamiche contrastanti, in quanto è alimentata dalle realtà territoriali che in serie storica sono risultate meno vivaci, come il viterbese ed il reatino, che mostrano un deciso rimbalzo, che fa da “mediazione” alla più evidente minore crescita romana.

La provincia di Latina, rispetto ad un’apertura d’anno più brillante della media italiana, nel corso dei trimestri successivi si è collocata su dinamiche più prossime al dato riferito all’intero territorio nazionale.

L’universo imprenditoriale della provincia di Latina chiude a fine anno con 57.911 unità registrate delle quali 47.271 attive, pari all’81,3%. Complessivamente ammontano a 3.778 le iscrizioni (a fronte delle 3.958 dei dodici mesi precedenti), per un tasso di natalità in leggera flessione al 6,53% (rispetto al 6,86% del 2016); altrettanto avviene in termini di cessazioni, attestatesi a 3.097 unità in meno, per un tasso di mortalità in lieve calo al 5,35% (5,54% il precedente, pari a 3.197 cancellazioni nel 2016).

Si chiude dunque un’annualità in cui si registra un turnover imprenditoriale più contenuto rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, che genera un tasso di crescita che si ferma al +1,18%, a fronte del +1,32% tra gennaio e dicembre 2016.

Per quanto attiene i settori più “tradizionali”, si evidenzia in primis, la contrazione dell’Agricoltura (-77 unità), in ragione delle dinamiche negative delle coltivazioni di cereali, delle colture permanenti e dell’allevamento. L’industria e le costruzioni si mantengono, diversamente, su un sentiero positivo, sebbene la manifattura mostri dinamiche più modeste, che in ogni caso conferma la crescita più sostenuta dell’ultimo biennio. Il bilancio risulta attivo per la gran parte dei segmenti, con un’accentuazione maggiore per la fabbricazione di prodotti in metallo, l’alimentare e le confezioni.

Le attività commerciali mostrano una leggera accelerazione, in ragione del maggior vigore dei segmenti dell’ingrosso e della più contenuta contrazione del commercio al dettaglio; in decisa accelerazione i trasporti che mostrano un rimbalzo significativo delle attività di magazzinaggio.

I servizi di alloggio e ristorazione replicano grossomodo le dinamiche dello scorso anno; al riguardo, contribuiscono a tali esiti il segmento della ristorazione seppur ad un passo più “circostanziato”, i bar ed esercizi simili senza cucina (pub, birrerie, enoteche…), nonché la new entry degli affittacamere che raddoppiano la crescita rispetto ai dodici mesi precedenti.

Le attività artistiche, sportive di intrattenimento e divertimento, in decisa accelerazione rispetto ai dodici mesi precedenti, sono trainate dalla maggiore vivacità delle attività legate al fitness e dalle consuete sale giochi.

Altrettanto vigorosa l’accelerazione delle altre attività di servizi, che mostrano il ritorno su dinamiche più accentuate del segmento dei parrucchieri ed estetisti.

Infine, nel corso dell’ultimo anno crescono le aperture di procedure fallimentari (+13,3%), in controtendenza rispetto al dato riscontrato su base nazionale dove, invece, le procedure fallimentari nell’anno 2017 risultano in contrazione del -11,7%.

Dall’esame della componente straniera alla fine del 2017, a tutti i livelli territoriali si confermano valori di crescita superiori a quelli rilevati per le imprese italiane

Il bilancio annuale ammonta a 172 unità in più che si vanno ad aggiungere alle complessive 4.312 imprese non indigene; il trend risulta in contenimento rispetto all’analogo periodo 2016 (+209 imprese), per un tasso di crescita del +4,13%.

La componente straniera del tessuto imprenditoriale corrisponde ad una quota del 7,43%, in lenta ma costante crescita e si mantiene al di sotto del dato nazionale (9,62%) e regionale (11,82%).

In termini di aree di provenienza, la spinta della componente extracomunitaria tende ad essere meno incisiva, atteso che il saldo positivo di +111 unità ha determinato un tasso di crescita demografico del +3,83%, significamene più contenuto rispetto al biennio precedente. Risultano diversamente in accelerazione le dinamiche della componente comunitaria, che vede aggiungersi ulteriori +61 imprese, per una crescita annuale relativa del +4,84%, in decisa accelerazione rispetto ai dodici mesi precedenti (+2,59%).

A fine 2017, le imprese juniores registrate in provincia di Latina ammontano a 6.621, pari all’11,4% dell’intero universo delle aziende locali; tale dato è superiore sia alle evidenze laziali (9,5% la quota), sia a quelle nazionali (9,7%). Il saldo tra le 1.208 iscrizioni e le 503 cessazioni (non d’ufficio) si è attestato sulle 705 unità in più, mostrando un tasso di crescita in leggero contenimento.