Non una di meno sud pontino aderisce alla manifestazione nazionale contro il Ddl S.735, così detto Ddl Pillon.

L’appuntamento è sabato 10 Novembre 2018 ore 18:00 presso ArtheTeka in Piazza Cavone ad Itri, per informarsi ed attivarsi contro questo disegno di legge pericoloso che mette a rischio, in maniera particolare, le figlie, i figli e le donne.

Il Ddl Pillon non va discusso o emendato va ritirato, senza condizioni.

Se il DdL Pillon sarà approvato, infatti, diventerà più difficile e costoso separarsi, sarà imposta una rigida spartizione del tempo da passare con figli. Gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo aumenteranno, esponendo ad un vero e proprio ricatto economico il genitore meno abbiente.

Il Ddl, inoltre, occulta la violenza in famiglia, non tutela chi denuncia, né i bambini testimoni di violenza.

Non si esclude, infatti, il ricorso alla mediazione in casi di violenza, si codifica il pregiudizio delle denuncie strumentali (nonostante la commissione femminicidio e lo stesso CSM denuncino un aumento delle archiviazioni delle denuncie per violenza dovuto all’inadeguatezza del sistema) si espongono i bambini che rifiutino di stare con uno dei genitori a passare forzosamente del tempo con lo stesso o ad essere allontanati dalla casa familiare e affidati ad un istituto, si pone a rischio la possibilità per le vittime di violenza di scappare subito dalla casa familiare con i figli.

Il Ddl avrà ripercussioni ancora più pesanti sulle donne straniere, già esposte nei procedimenti sulla responsabilità genitoriale, di separazione e affidamento a gravi discriminazioni, con capacità difensiva fortemente compromessa dall’assenza di interpreti e mediatori culturali.

Unificato al DdL 735 Pillon è in discussione il DdL n. 45 (De Poli, Binetti, Saccone) anche questo particolarmente preoccupante perché: introduce il concetto di sistematicità nella violenza intra-familiare; riduce l’ambito della violenza alla sola famiglia, senza considerare le convivenze; diminuisce le pene per violenza ed introduce la possibilità che il giudice possa punire il condannato per violenza a “lavori di pubblica utilità”. Prevede, inoltre, la “sospensione della potestà genitoriale” per il reato di calunnia qualora il reato di calunnia sia commesso da un genitore a danno dell’altro. In pratica se un genitore denuncia l’altro per maltrattamenti, ma non si arriva a condanna, l’ assoluzione del denunciato potrebbe portare ad una denuncia per calunnia, a cui potrebbe seguire la sanzione della “sospensione della potestà genitoriale” per chi aveva denunciato maltrattamenti o violenza. Tenuto conto di quanto affermato dalla commissione femminicidio che ha lanciato l’allarme per l’aumento delle archiviazioni di denuncie per violenza dovute all’inadeguatezza del sistema giudiziario, ciò potrebbe tradursi nella perdita della potestà genitoriale per molte donne, naturalmente questa possibilità non incentiverà le vittime a denunciare.

Contro queste proposte oscurantiste e violente Non Una di Meno Sud Pontino ci sarà, e sarà un altro passo della agitazione permanente, verso la manifestazione nazionale del 24 novembre e lo sciopero femminista globale dell’8 marzo.

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